Reggio Emilia, Mogol a Fotografia Europea 2019: «Con i social vince il conformismo»
Il paroliere ospite del festival dedicato ai “Legami”: «Si deve mettere in luce la verità senza addomesticarla»
REGGIO EMILIA. Di legàmi Giulio Rapetti in arte Mogol, il poeta della musica italiana, ne ha avuti molteplici e ne ha ancora tanti. Dalla sua lectio magistralis in Cavallerizza per Fotografia Europea, ieri pomeriggio, ha fatto capire che non è la quantità che conta ma la qualità. Perché la canzone pop “per arrivare” deve comunicare, senza sovrastrutture. In una parola, conta la verità che essa trasmette.
Su questa base il racconto, incantevole e divertente, quanto ricco, ha passato in rassegna cantanti e canzoni che portano o no tali connotati. Ad esempio «Nilla Pizzi, quando sconfinava nel dramma eccessivo, otteneva l’effetto contrario. Un altro che sarebbe stato moderno è Nicola di Bari (un ragazzo gentile), per lui ho scritto una canzone bellissima… ma quando prendeva la chitarra lo faceva con due dita.
Ma se non sei capace perché la prendi? Così quella musica me la suonò a dovere Mario Lavezzi, e le mie parole sono state… “ho preso la chitarra e suono per te” solo che Nicola Di Bari teneva lunghe le note finale. “Ti amoooo….. Sentite?». Mogol si alza dalla sedia facendo il verso a quella canzone “con il difetto”. «Così si distrugge il canto, non sei credibile. Chi canta deve trasmettere il senso delle parole, sempre che ne abbiano uno. In America lo ha fatto Frank Sinatra e dopo di lui, colui che ha cambiato per sempre il modo di cantare: Bob Dylan.
Il suo modo è stato in un certo senso approvato da tutti i cantanti che sono venuti dopo: uno fra tutto Lucio Battisti che ha colto tali aspetti da tutto il mondo, per comunicare e non… cantare». Dalla regia Mogol fa partire “Anche per te” tenuta più a lungo delle altre; nel mentre parte un lungo applauso dalla platea. «Avete visto che questa arriva?». Sulla base di tali elementi ha citato di Vasco Rossi “La compagnia”: «Come canta lui riesco a farlo anch’io che sono stonato, ma qui è perfetto».
Quindi Mogol ha accennato alla scuola Cet da lui fondata nel 1992 con lo scopo principale di valorizzare e qualificare nuovi professionisti della musica pop, sensibilizzare all'importanza della cultura popolare e alle esigenze etiche della comunicazione.
E a questo proposito ha menzionato un’allieva eccellente: Arisa con “La notte” dove «non grida ma… incanta». Mogol, in dialogo quindi con Lorenzo Imovilli, ha lodato la canzone che si è aggiudicata Sanremo. «“Soldi” è innovativa, ma nel testo non spiega la storia, che ho capito solo quanto l’ha raccontata in televisione! Così non può essere. Però a Mahmood ho offerto una borsa di studio “per imparare a scrivere canzoni”,anche se il suo editore si è offeso e io ci sono rimasto! Oggi il problema sono i social e la troppa tecnologia, per cui la musica è diventata di nicchia e riguarda i giovanissimi.
A maggior ragione con questi mezzi che spingono al conformismo dico questo: “La frase che credevate di non scrivere è quella giusta”. Poiché la musica deve rompere soprattutto per andare nella direzione contraria al convenzionalismo. A scuola dico: dovete scrivere senza pudore, mettete in luce la verità senza addomesticarla: diversamente viene fuori la pappetta. Viviamo tutti la vita: quella deve rispecchiare la musica!».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
