Così “Domani sarà più buono” Il frigo non è il cimitero del cibo
Bruno Barbieri racconta il suo ultimo libro per la creatività e contro gli sprechi Gli avanzi sono occasioni per far bene la spesa e far rinascere altri piatti
Prendetelo come vi pare, perché il risultato è più o meno lo stesso. “Domani sarà più buono” è il titolo dell’ultimo libro di Bruno Barbieri, che ad uno sguardo veloce dalla vetrina potrebbe all’istante apparire così: “Domani sarò più buono”.
È comunque una promessa: la trasfigurazione e il consumo ottimale degli alimenti che finiscono in frigo perché sovrabbondanti o poco convincenti; oppure l’obiettivo di fare spesa, cucinare e ricuperare cibi con l’intento di risparmiare economicamente e ambientalmente.
Barbieri, adulato giudice di Masterchef e cuoco stellato, fa entrambe le cose. E domani alle 18 sarà alla libreria all’Arco, in via Emilia Santo Stefano, Reggio Emilia, cioè nella sua città d’adozione e residenza, per presentare il volume edito da Mondadori.
La fotografia di copertina scattata da Stefano Scatà racconta più o meno tutto: un Barbieri soddisfatto e trasognante davanti a un piatto e a un bicchiere di vino, poi a una scultura che rappresenta un gallo multicolore in movimento. È una natura non morta.
Chiaro anche il sottotitolo a “Domani sarà più buono”: da ogni piatto possono nascere nuove ricette. Barbieri, generoso bolognese, che nulla lascia al caso, spiega: «Cosa si può fare se restano degli avanzi, se rimangono dei pomodori, del ragù di carne, un pezzo di rombo? Sono occasioni per far rinascere altri piatti: non occorre scrivere una nuova ricetta, basta seguire la fantasia e il giorno dopo il piatto sarà più buono». L’intenzione del libro? Barbieri racconta che l’ispirazione nasce da molto lontano. Dalla sua infanzia, cioè da ricordi che corrono alla cucina di famiglia dove l’avanzo era una materia prima, dove la nonna gli friggeva le tagliatelle al ragù rimaste («ancor più generose e buone»).
Lo chef spiega che la finalità è quella di fornire ai lettori e alle lettrici aneddoti, cose da fare, cose da evitare rispetto ai pezzi di cibo che per sorte sono finiti in frigorifero che lo lui definisce “piccoli cimiteri” della nostra alimentazione.
L’autore s’affretta a mettere in chiaro che il libro non è un ricettario, ma una collezione di spunti per ridare vita a quel cibo che, in vita extrafrigorifera, ha avuto il suo perché.
Barbieri, dunque offre una seconda possibilità alla nostra creatività. Torna alle lasagne: origine della sua educazione al gusto, delle quali conserva una memoria multisensoriale per la parte più croccante, quasi strinata, quella che di norma sta a bordo teglia. Ecco, prima di pranzo, Barbieri ci racconta di un quadrotto di lasagne che se frullato e fuso e confuso con un albume d’uovo montato a neve - come dice lui - può subire una lieta metamorfosi e diventare un flan.
L’autore si occupa anche di Reggio e delle sue specialità. Che fare dell’erbazzone rimasto? Barbieri fa scattare esperienza, fantasia che s’alimenta d’alimenti. —
St.Sc.
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