La storia dell’Ars canusina attraversa epoche e mondi accompagnata dalla musica
Domani alle 17 nella Sala del Capitano la vernice di una mostra fotografica con il concerto “Ars lineandi musicam”
Tradizione storica, arte antica e musica. Per risalire a Matilde di Canossa e all’Ars canusina. Avviene nell’ambito di Fotografia Europea Circuito Off “Legami, intimità, nuovi mondi” domani all’Hotel Posta, nella Sala del Capitano del Popolo, con l’inaugurazione della mostra fotografica “Ars intexendi Nodi, legami, intrecci romanici in divenire” a cura di Silvia Perucchetti e Consorzio Ars Canusina aperta fino al 9 giugno dalle 8 alle 22. La vernice sarà alle ore 17 e, per l’occasione, interverranno Nadia Davoli, Consorzio Ars Canusina, Massimo Mussini storico dell’arte, Roberto Carriero segretario della commissione Ars Canusina, e la fotografa Silvia Perucchetti che dirigerà anche il Coro della Cappella Musicale San Francesco da Paola accompagnato da Anelio Bosio percussioni ed Erio Reverberi ghironde.
IL PROGETTO
Il progetto fotografico intende documentare la presenza dei motivi grafici tipici dell’Ars canusina nell’architettura religiosa di età romanica del territorio reggiano. «Com’è noto quella dell’Ars canusina è una storia straordinaria» spiega Maria Neroni curatrice del volume “Sapere. Saper fare” in cui racconta dello sviluppo storico e teorico del metodo Ars Canusina.
LA STORIA
«La storia scritta da due grandi donne, tessitrici della storia: la Contessa Matilde e Maria Bertolani Del Rio, giovane psichiatra, appassionata di storia e di arte medievale locale, che nella prima metà del Novecento, all’interno di uno dei più importanti manicomi del Regno d’Italia, il San Lazzaro di Reggio Emilia, sperimentò un metodo di cura e insieme un’attività raffinata di artigianato artistico, per la quale coniò il nome di “Ars canusina”».
Una prima serie di fotografie ripercorrono il cammino compiuto da Maria Bertolani Del Rio nella prima metà del ‘900, al fine di elaborare quell’antologia di stilemi e disegni di epoca matildica che poi darà vita all’album Ars Canusina (1935). Didascalie e pannelli esplicativi con illustrazioni stilizzate, a cura di Maria Neroni, permettono di valutare la discendenza diretta dei motivi canusini primo-novecenteschi da quelli medievali; allo stesso tempo, la prima serie di immagini è una sorta di reportage di luoghi e di viaggio, sulle orme di Maria Bertolani Del Rio. «Ma vi è anche una seconda chiave di lettura – commenta Silvia Perucchetti –. A ciascuna fotografia ne viene abbinata una seconda tratta dalla realtà di oggi, in cui oggetti fra i più diversi, linee, ombre, sovrapposizioni, scorci di luce, grovigli e oggetti fra i più comuni sembrano “rimare” involontariamente la composizione geometrica degli intrecci più antichi. Tre mondi a confronto dunque: tre epoche legate dal filo conduttore decorativo prima romanico, poi canusino, infine contemporaneo, spontaneo e inconsapevole, riconosciuto e interpretato liberamente dall’occhio del fotografo alla luce del canone grafico tramandatoci da questa ars lineandi antica e moderna.
Il concerto
Il concerto Ars lineandi musicam sarà un piccolo assaggio di quanto si ascolterà il 2 giugno in Sant’Agostino. Esso prende le mosse dal concetto di linea, che ha come corrispettivo musicale la melodia, e va alla scoperta di una delle più singolari raccolte di melodie dei secoli passati: le Piae Cantiones ecclesiasticae et scholasticae veterum episcoporum, un corpus di 74 inni latini medievali provenienti da varie zone dell’Europa (ma soprattutto dalla Finlandia) e pubblicati a stampa per la prima volta a Greifswald nel 1582 sotto questo titolo. —
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