Concerti Brandeburghesi verso il pienone Alle 19 l’incontro-intervista sul mondo di Bach
La conversazione nel Ridotto con il maestro concertatore Alfredo Bernardini è aperta a tutti i nostri lettori
Esecuzione integrale dei Concerti Brandeburghesi di Bach da parte dell’Orchestra Barocca Zefiro. L’evento, in programma per le 20.30, fa già registrare il tutto esaurito al Teatro Valli. Alle 19 nel Ridotto il maestro concertatore Alfredo Bernardini conversa con il nostro direttore Stefano Scansani su “Nel mondo di Bach. Ispirazioni, strumenti, musicisti”. Questa opportunità è gratuita e aperta e tutti.
reggio emilia. Sono almeno due i motivi per i quali l’appuntamento di questa sera è imperdibile: da una parte la prima grandezza della musica, essendo in programma i bachiani sei Concerti Brandeburghesi, e dall’altra il prestigio degli intrepreti – l’Ensemble Zefiro, diretto da Alfredo Bernardini – già apprezzati qualche anno fa nei due capolavori di Haendel: Musica sull’acqua e Musica per i reali fuochi artificio.
Bernardini si presenta anche nella veste di oboista, in virtù del suo diploma al Conservatorio Reale dell’Aja e del suo ruolo – dal 1992 – di docente di oboe barocco presso il Conservatorio di Amsterdam. «I Brandeburghesi sono famosi quanto atipici – racconta – la loro struttura fa tesoro dell’invenzione italiana del Concerto Grosso di Corelli e Torelli, ma presenta i connotati tipici di quelli vivaldiani con lo strumento solista. Bach con molta fantasia raccoglie tante idee creando questi capolavori che sono pensati non per essere eseguiti tutti insieme ma uno alla volta»
Maestro Bernardini, ci può descrivere la loro struttura?
«Alcuni sono “più orchestrali”, come il primo a più cori strumentali: da una parte ci sono tre oboi e flauto in dialogo con archi mentre un terzo groppo è formato dai corni da caccia. A questi si aggiunge poi il violino piccolo, che infonde brillantezza a questo Concerto, il più lungo, unico che ha quattro movimenti compreso un minuetto “alla francese”. Il secondo racchiude un’idea completamente diversa. Ci sono due solisti, un flauto dolce e una tromba, che più diversi non potrebbero essere e qui l’orchestra ha un ruolo minimo; si immagina infatti che ci possa essere una versione senza orchestra. Nell’esecuzione di questa sera tali concerti, che sono i più lunghi, sono collocati agli estremi e nel mezzo i più piccoli: nn. 4.5.3»
E le caratteristiche di questi?
«Il terzo presenta un’insolita formazione giocata sul numero tre: tre violini, tre viole e tre violoncelli con il basso continuo; il movimento lento centrale ha due accordi e ci si interroga su cosa possa essere accaduto e di norma è prevista una cadenza del primo violino; qui la musica lascia spazio all’improvvisazione. Il quarto, nel rispecchiare il modello italiano del concerto per violino, è una pietra miliare del repertorio violinistico e il quinto ha nel clavicembalo solista principale: da notare il primo movimento con la cadenza “estrema” che Bach ha scritto sicuramente per sé. Il sesto ha un organico curioso come con due viole da braccio: strumenti che di solito hanno un ruolo sottomesso, invece qui hanno una bella responsabilità. Comprende anche due viole da gamba, una delle quali all’epoca veniva suonata dal Margravio per il quale sicuramente Bach ha composto una parte – per accontentarlo – non impegnativa; per contro invece qui il ruolo del violoncello è difficile».
Numerosi sono quindi gli strumenti impiegati.
«In pratica tutti gli strumenti barocchi e questo ne fa una la serata, per così dire, di grande intrattenimento per l’immensa varietà dei colori racchiusi dalla musica. Ammiriamo anche la sapienza compositiva, l’abilità del contrappunto, l’armonia delle proporzioni e l’enorme fantasia del compositore allora trentaseienne che s’inventa temi meravigliosi. Quindi non ci si annoia. In compenso a noi richiede un’ enorme energia, ma suonarli ci dà un’ enorme soddisfazione».
L’Ensemble Zefiro quale linea interpretativa ha scelto?
«Il nostro obiettivo, attraverso lo studio della prassi d’epoca, è dar vita a questa musica come se fossero stati scritti oggi. La chiamiamo musica antica…. può sembrare roba vecchia, ma non è così, perché essa parla alle emozioni umane che oggi non sono cambiate. Con lo studio, abbiamo la possibilità di approfondire brani come questi che noi pensiamo collegati a un testo declamato, parlato o cantato, per cui l’articolazione dinamica ci permette di renderli vivi e non frutto di un’esplorazione museale».
Bernardini, quindi lei un po’ suona e un po’ dirige?
«Suono l’oboe nel primo e nel terzo, il secondo e il primo li dirigo, gli altri tre li ascolterò seduto in sala». —
Giulia Bassi
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
