«Anche i tatuaggi sono forme artistiche perché pezzi unici»
La 39enne Emanuela Bilella ancora una volta sul podio «Un primo e un secondo posto... in cinque anni 31 premi»
«Sono un modo per scrivere e imprimere qualcosa di sé sulla propria pelle: raccontano un’esperienza importante, una fase significativa della propria vita». È ciò che i tatuaggi rappresentano per Emanuela Bilella, 39enne di Sant’Ilario d’Enza (dove ha anche uno studio), che abbiamo raggiunto telefonicamente al ritorno da una importante convention per tatuatori a Roma.
Giunta alla ventesima edizione, lo scorso fine settimana si è svolta infatti l’International Tattoo Expo di Roma che, ogni anno, vede la partecipazione di oltre trecento tatuatori provenienti da tutto il mondo. Non era la prima volta che Emanuela Bilella partecipava all’evento che richiama tatuatori e appassionati del genere da varie parti d’Italia, d’Europa e molte persone anche dall’estero. E non è neppure la prima volta che Emanuela ottiene importanti riconoscimenti.
Stavolta però, complice il fatto che la convention fosse nella capitale, il doppio premio ricevuto e portato a casa l’ha riempita ancora più di gioia e soddisfazione. «Sabato – racconta ancora raggiante – ho ottenuto il primo posto nella categoria “Best Saturday” e domenica il secondo posto come “Best in show”. È stata davvero una grande emozione». La sua specializzazione è il tatuaggio ornamentale, cioè realizza “tribali moderni ispirati alle tribù mediorientali e indiane”.
«Sono salita in pedana ed ero molto emozionata – ricorda –. Questi sono il trentesimo e trentunesimo premio che ricevo da quando mi occupo di tatuaggi, quindi da cinque anni a questa parte».
Emanuela ha aperto uno studio sei anni fa in Val d’Enza decidendo di fare della sua passione una professione. «Mi sono diplomata al Chierici, specializzandomi nell’arte del tessuto e ho così studiato i motivi dei tappeti, degli arazzi. Ho lavorato nella moda per un po’ di tempo poi ho deciso di dedicarmi ai tatuaggi: di fatto ho portato i miei studi… sul corpo. In fondo penso che anche i tatuaggi siano una forma d’arte. Come accade nell’alta moda, ogni tatuaggio è un pezzo unico».
Emanuela ha anche un nome d’arte: “Manu Terzo occhio”, dal quale prende il nome anche il suo studio a Sant’Ilario.
Il motivo di questo nome? «Ho fatto diversi viaggi in Oriente – spiega Emanuela – e il terzo occhio è l’occhio dell’inconscio, che vede oltre, che si fida dell’istinto. Perché il disegno (perciò il tatuaggio) per me è qualcosa legato assolutamente all’istinto. E chi si fa fare un tatuaggio deve di conseguenza fidarsi dell’istinto e naturalmente della preparazione del tatuatore. Si deve comunque creare un certo feeling».
Emanuela si definisce una “primitiva moderna” proprio per la ricerca e la scoperta, durante i suoi viaggi, dei tatuaggi tribali, ai quali continua a ispirarsi.
Negli ultimi anni si è assistito a un evidente boom dei tatuaggi. Possono piacere come no, ma è palese che se ne vedano sempre di più, anche in persone “insospettabili”, e in ogni caso l’età non rappresenta più un ostacolo. Emanuela è convinta che molto abbia inciso da questo punto di vita la televisione: «Si vedono sempre più persone tatuate in Tv. Ci siamo abituati di conseguenza a non considerarli più come qualcosa di nicchia ed esclusivo ma a portata di tutti». —
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