I sei Concerti di Bach rapiscono il pubblico
REGGIO EMILIA. Le profonde suggestioni non sono mancate dai Concerti Brandeburghesi di Bach proposti dall’Orchestra Zefiro guidati da Alfredo Bernardini per la stagione concertistica del Valli. Intanto l’utilizzo radicale di delicatissimi strumenti d’epoca, ha costretto il pubblico ad affinare l’ascolto. Al rigore nella scelta degli strumenti (stupendi i suoni dei due corni naturali nel primo Concerto) ha corrisposto un modo naturale di porgere, un atteggiamento mirato a esaltare la ricchezza racchiusa in una musica che l’altra sera sembrava considerata un immenso tableau vivant. La meraviglia di questo barocco è stata declinata nei Concerti sottolineandone intrecci e contrasti che potevano essere di colore (primo e secondo); di blocchi sonori (quarto e quinto); di trame contrappuntistiche ( sesto e terzo). E ancora, nel consegnare al pubblico quella musica, l’Orchestra Zefiro sembrava alludere alla parola, al teatro, alla danza. Una miniera d’oro è apparsa nel suo complesso anche se, Bernardini più di altri direttori, riusciva ad esaltare la diversità propria di ognuno dei sei. E se vogliamo esprimere delle preferenze, ci è arrivato carico di un fascino del tutto inaspettato, il terzo dove i diversi gruppi di musicisti si presentavano come una comunità chiamata ad intersecarsi attraverso linee carezzevoli e travolgenti, sollecitati a punteggiare le piccole sospensioni come gli accenti, alcuni dei quali di una sorprendente sensualità. Bernardini lo ha diretto, come è successo a conclusione di serata per il Concerto n. 2 con i quattro solisti: oboe, violino, flauto dolce e la tromba, chiamata a un faticoso impegno virtuosistico. La suprema bravura di Gabriele Cassone ha trasformato la linea melodica del primo e terzo movimento in un gioco brillante e festoso. Irresistibile.
Prerogativa della serata, l’opportunità di apprezzare la caratura di alcuni come il violista Stefano Marcocchi (viola), Marcello Gatti (flauto traversiere), Lorenzo Cavasanti (flauto dolce), Francesco Corti (clavicembalo) e Patxi Montero, brillantissimo al violone. Sublime l’oboe di Paolo Grazzi e, nell’Adagio del primo Brandeburghese, quello di Bernardini ci ha letteralmente rapiti. —
G.B.
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