Viaggio in un crocevia di culture con il violoncellista Luca Franzetti
Il musicista protagonista oggi di una lezione-concerto per “L’orecchio del sabato” «Eseguirò un pezzo di Sollima per parlare di integrazione e di accettazione»
Altre volte abbiamo avuto modo di apprezzare il violoncellista Luca Franzetti, un musicista la cui personalità complessa lo porta anche a riflettere su fatti e persone della quotidianità incrociandoli con una vena artistica dirompente, unica nel suo genere. Così è sempre un piacere sia quando lo ascoltiamo suonare ma anche riflettere sulle Suite di Bach, piuttosto che della sua collaborazione con le orchestre di Claudio Abbado.
Il violoncellista milanese, ma reggiano d’adozione, sarà protagonista di una lezione-concerto oggi per “L’orecchio del sabato” alle 17 all’Auditorium “Masini” dell’Istituto Musicale “Peri” dove insegna da alcuni anni con replica martedì in carcere. In programma un unico pezzo del violoncellista - compositore siciliano Giovanni Sollima: si tratta “Spasimo: Pietre che raccontano” ispirato alla chiesa palermitana Santa Maria dello Spasimo. Al concerto, insieme a Franzetti nel ruolo di violoncello solista, prendono parte Francesco Gaspari violino, Angelica Cristofari viola, Gabriele Genta percussioni e Simone Sgarbanti tastiera. «Un pezzo di musica a volte è come un viaggio di approfondimento. Come in questo caso, per Santa Maria dello Spasimo, un edificio che racconta ed emoziona: è la storia di una chiesa, ma anche quella di, una città, Palermo, e una regione, la Sicilia, per secoli ponte tra Oriente e Occidente e crocevia di culture».
Qual è la storia di questa chiesa?
«Grandiosa, imponente, fu fondata nel ‘400, ma non è mai diventata una cattedrale, anzi non fu nemmeno completata essendo mancante del tetto. Divenne anche un lazzaretto per gli appestati, un ospedale, vi sono stati nascosti i cadaveri della mafia. Insomma venne usata per tutto; e adesso vi si fanno spettacoli ed ospita una scuola di musica».
A quale riflessione rimanda il brano?
«La chiesa con i suoi “echi del passato”, vale a dire il soggetto principale del concerto, ci porta a parlare di integrazione, di accettazione ciò che è diverso. Mi sto rendendo conto che quanto più ci si integra tanto più ci si abbraccia e vengono fuori belle occasioni, tante opportunità di arricchimento».
Certo che la storia della Sicilia è permeata da situazioni che implicano commistioni a diversi livelli.
«Indubbiamente, e Palermo l’integrazione ce l’ha nel dna; le culture anche controvoglia si sono mescolate generando cose nuove e potenti. Basti pensare all’incontro tra Federico II di Svevia e il nel sud dell’Italia che ha prodotto energie incredibili delle energie. Per contro, la mafia è l’immobilismo, la non voglia di integrarsi».
E per la musica?
«L’accettazione di suoni diversi crea delle armonie nuove. Succede come tra esseri umani, anche tra istituzioni, tra allievi e insegnanti che per questo concerto sono mescolati, così condividiamo anche la fifa di stare sul palcoscenico».
Com’è il pezzo di Sollima?
«Spazia tra un lirismo tardo ‘800, alla musica araba, fino al rock. Presenta anche una ritmica potente e un sound dal carattere tribale, suoni artificiali e una voce fuori campo registrata che parlerà in arabo. Ispirato dal brano, parlerò di integrazione e lo farò anche martedì pomeriggio quando lo ripeteremo alla Pulce». —
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