Gazzetta di Reggio

Foto di famiglia storiche, dai ritratti costruiti in studio ai clic scattati all’aperto

Cristina Fabbri
Foto di famiglia storiche, dai ritratti costruiti in studio ai clic scattati all’aperto

Visita guidata alla seconda sezione della mostra allestita alla biblioteca Panizzi.La svolta nel 1888 quando Kodak produce una fotocamera utilizzabile da tutti 

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REGGIO EMILIA. Continua il nostro viaggio alla scoperta delle famiglie reggiane grazie all’importante lavoro che la Fototeca della Panizzi ha fatto negli anni: possiede migliaia di scatti che raccontano la vita e la storia dei reggiani. Analizzando le foto esposte in Panizzi fino al 9 giugno nella mostra “Famiglie. Un mondo di relazioni. I fondi fotografici delle famiglie in Biblioteca Panizzi”, spiccano senz’altro i ritratti di famiglia.

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La seconda sezione di mostra parte infatti dall’iconografia classica, dai ritratti che si facevano fare in studio le famiglie benestanti. «È il caso ad esempio della famiglia Chioffi, che nell’Ottocento risiedeva nell’attuale Palazzo Magnani – spiegano dalla Fototeca – era benestante e lo si può capire anche dalle pose e dai vestiti. In un altro scatto in cui si riconoscono Luigi Prampolini con la moglie e i figli Silvia e Camillo (1870), si coglie un altro aspetto tipico degli scatti dell’epoca: i tempi di posa erano lunghi e lo si capisce dai volti e dalle posture dei bambini».

Le fotografie diventano a un certo punto sempre meno istituzionali e “impostate”, si iniziano a fare all’esterno degli studi e vengono immortalati sempre più spesso anche i bambini.

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Ma non è tutto. «Pian piano la fotografia inizia ad essere un po’ di più alla portata di tutti – affermano Laura Gasparini, Monica Leoni ed Elisabeth Sciarretta, curatrici della mostra – e si iniziano a vedere gli scatti degli amatori ed anche i ritratti di famiglia dei fotografi professionisti escono dagli studi fotografici».

Molto interessante la foto che lo Studio Vaiani fece alla famiglia Menada (circa 1920), famiglia numerosa e facoltosa che si fa ritrarre, non in studio, ma dinnanzi al palazzo di casa, con davanti gli anziani.

Non potevano mancare le famiglie numerose e contadine. «Spesso potevano permettersi poche foto. Così, alle volte, dall’unico ritratto di famiglia veniva letteralmente cancellato il volto del parente defunto». Sevardi ad esempio va alla ricerca di famiglie contadine da immortalare nei primi del ‘900. «Poi però pian piano sono anche gli stessi famigliari a diventare i fotografi dei loro parenti e la famiglia inizia ad emanciparsi: lo si vede anche dalla scelta di farsi ritrarre in auto. Il progresso tecnologico viene fotografato ed è motivo di vanto».

E così concludono dalla Fototeca: «Sebbene tutte queste immagini, ad un primo sguardo, possano apparire simili tra loro nello stile, raccolgono diverse informazioni, come il desiderio di farsi fotografare per lasciare traccia nella storia famigliare e negli album di famiglia. L’evoluzione del ritratto di famiglia avviene con il progresso della tecnica fotografica quando, nel 1888, la Kodak commercializza una piccola fotocamera utilizzabile da tutti, dando il via così alla fotografia amatoriale. Così iniziano a esserci immagini scattate dagli stessi protagonisti, nei momenti di vita quotidiana, come le vacanze. E la fotografia finisce per abbandonare il modello stereotipato dello studio per aprirsi alla vita, anche se la professionalità artigianale del fotografo si conferma per tutto il ‘900».

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