«Come funamboli su fili di seta»
La coordinatrice artistica di Reggionarra ci invita allo stupore: «Le storie ci allenano al coraggio, all’incontro, alla vita»
Monica Morini*
Camminiamo su fili di seta, su un pianeta fragile, che dovremmo custodire con cura, camminiamo in un tempo di paure e parole ringhiate, ma i narratori camminano su fili di poesia, di visione, di musica, di utopia. Camminano tra il qui e il là come funamboli e le storie ci allenano al coraggio, all’incontro, alla vita.
Oggi, Lolita, una narratrice speciale di città senza barriere mi ha detto: «Nella vita che vorrei dovremmo essere tutti narratori. Ha ragione, abbiamo una vita se sappiamo raccontarla, le storie sono una lente di ingrandimento potente, sono un antidoto alla paura, sono creatrici di ponti. A Reggionarra narrano artisti da tutto il mondo, dall’Italia, alla Francia, dalla Spagna, fino al Senegal, ma narrano anche i genitori delle scuole che si sono formati durante l’anno, il vento delle storie porta i versi dei giovani liceali della Città del Lettore, narrano i raccontastorie della Città senza barriere, narrano i danzatori con la Fondazione della Danza e i musicisti con l’Istituo Peri, e con loro gli acrobati, i clowns, i burattinai, artisti e artigiani si passano il testimone e tessono grande arazzo di meraviglia. Un’intera città galleggia nelle storie.
Perfino i semafori al passaggio del Rodaribus diventano blu, con un via libera al cielo, un vero invito alla fantastica. Le piazze, le strade, i cortili, i chiostri, le gallerie, si aprono ai suoni e alle parole, le biblioteche si riempiono e sono culla di vite salvate e custodite dalla Locanda della memoria con le voci di chi ha raccolto i giorni e la vita di persone solo apparentemente invisibili. Ma ci sono anche autori e autrici, come Giusi Quarenghi e Annamaria Gozzi, illustratrici come Sonia Possentini e Vittoria Facchini, che condurranno laboratori, e con loro Franco Tanzi scenografo, perché insieme all’ascolto c’è un fare con le mani e i pensieri, un mettersi intorno a una tavola con le favole in brodo o alla corte della Regina tra osterie e locali. C’è ricerca di gentilezza, di ascolto donato, ci sono sguardi che raccontano una comunità che si convoca, nella bellezza condivisa.
Quest’anno ai molti luoghi di narrazione si aggiunge un luogo sognato e desiderato da molti, la Casa delle Storie che è frutto di sacrifici e ma anche di uno slancio venuto da tanti narratori e ascoltatori, e che oggi accoglie i migliori giovani venuti da tutta Italia per formarsi sull’arte del narrare, nel Bando giovani in collaborazione con Reggio Children. Varrà la pena infilarsi nei chiostri di San Pietro sabato (domani, ndr) e ascoltarli nell’incanto delle 12 Lune, domenica nelle 100 voci ai Chiostri di San Domenico dove i giovani che sono nati in Mali, in Nigeria o che i giovani che vengono dalla Liguria, dalla Campagna, dal Veneto, dal Lazio, dalla Puglia, dalla Sardegna tornano a Reggio Emilia per raccontare insieme, salvare bellezza e restare umani.
Questo gomitolo d’oro delle storie rotola oltre i confini regionali e oltre i mari, suona delle voci del mondo nuovo che cresce intorno, lo ascolta, lo riconosce e si riconosce, tutto questo è stato possibile grazie a uno sguardo che parte dall’infanzia e la legge come faro che custodisce futuro e saperi.
Questo miracolare di incontri, di arte e di storie grazie a una città, che scommette nelle scuole, nella formazione, e prova non fermarsi alla paura.
Le storie ci preparano a un nuovo ordine delle cose, hanno radici in memoria e immaginazione, ci rendono cittadine e cittadini, diceva Rodari, non servono solo al fantasticatore ma a migliorare l’uomo. Vi aspettiamo a braccia aperte. Buon Reggionarra, troverete centinaia di modi diversi per incantarvi e aprire gli occhi.
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