Gazzetta di Reggio

La cura dei tumori costa 5 miliardi Ogni anno a pagare sono i malati

Paolo Russo
La cura dei tumori costa 5 miliardi Ogni anno a pagare sono i malati

In 12 mesi oltre 3 milioni di pazienti versano in media 1.500 euro tra visite, trasporti e alloggi Per i familiari dei degenti l’assistenza è gravosa: significa perdere un terzo del proprio reddito  

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il caso



«Se ti colpisce una malattia seria in Italia lo Stato ti assicura almeno tutta l’assistenza e le cure necessarie». Chi vuol fingere di non vedere la realtà delle cose farebbe bene a dare un’occhiata a quello che spendono ogni anno da noi i malati di cancro. Qualcosa come quasi 5 miliardi per visite mediche (1,1 miliardi) trasporti e soggiorni nei luoghi di cura (1,5 miliardi), farmaci (808 milioni) e interventi di chirurgia ricostruttiva (425 milioni). Senza parlare delle perdite in termini di reddito, soprattutto per le donne che assistono i loro cari. Tra i 55 e i 64 anni di età il 45,8% ha perso tra i sei mesi e un anno, mentre i familiari che hanno fornito assistenza ai propri cari finiscono per dover dire addio a circa un terzo del proprio reddito. Numeri contenuti nel rapporto che la Favo, la federazione delle associazioni dei malati oncologici, ha presentato oggi al Senato in occasione della giornata dedicata proprio ai malati di tumore.

Per trattamenti sanitari, trasporti e alloggi i 3 milioni e 300 mila malati oncologici hanno speso in media 1.515 euro l’anno. Ma si tratta di una media del pollo, perché meno della metà è stata in grado di mettere mano al portafoglio per ottenere quel che il servizio pubblico non passa o, causa liste di attesa, offre oltre i tempi consentiti da una malattia che non permette perdite di tempo.

Leggendo bene tra le righe del rapporto si scopre infatti che il 57,5% dei malati ha speso in media 406 euro l’anno per visite e accertamenti diagnostici quando la malattia è solo un sospetto. Prestazioni che il nostro servizio sanitario garantisce dietro il solo pagamento dei ticket, se non fosse per i tempi di attesa che, evidentemente, anche nei casi urgenti sono tali da spingere chi può a pagare di tasca propria. Stesso discorso per le visite post-diagnosi, per le quali il 38,7% dei pazienti ha speso in media 336 euro, mentre il 32,8% ha tagliato corto rivolgendosi al privato per esami radiologici, medicina nucleare e prelievi, sborsando in media 336 euro l’anno. La metà abbondante dei pazienti non ha pagato o perché ha la fortuna di essere assistita in territori dove i tempi di attesa dinanzi al cancro si azzerano o perché non ha potuto permetterselo, rassegnandosi a mettersi in fila. Segno che il federalismo sanitario e le liste d’attesa diventano fattore di discriminazione sociale anche quando ci si trova difronte a una malattia grave come il cancro.

Discriminazione che permane anche per altre prestazioni, quelle che lo Stato non copre nemmeno in via teorica. Ad esempio i medicinali non oncologici, che servono a supporto delle terapie e per i quali il 24,8% ha speso in media 457 euro, mentre il 17,8 ne ha spesi altri 378 per le diete speciali necessarie a combattere la malattia. Quanto a protesi e parrucche, ci sono Asl che le passano ed altre no: così il 16,4% che ne aveva la possibilità economica ha sborsato in media 777 euro in un anno. Non parliamo poi dell’assistenza domiciliare, sconosciuta in larga parte d’Italia, per ottenere la quale il 5,4% dei malati ha sostenuto un costo annuo di 1.371 euro.

In caso di mastectomia la protesi al seno è a carico del servizio pubblico. Ma quando l’intervento è meno invasivo e magari c’è bisogno di ricorrere alla chirurgia ricostruttiva, quella non te la rimborsa nessuno. Così il 4,9% dei pazienti ha speso in media 2.603 euro pur di non continuare a vedere segnato sul proprio corpo il ricordo della malattia.

Costi che sommati diventano insostenibili ai più, ma che secondo il presidente della Favo, Francesco De Lorenzo, «potrebbero essere alleviati rivedendo i parametri di detraibilità fiscale delle spese associate alla malattia e dirottando a favore della prevenzione primaria parte dei 4 miliardi che annualmente l’Inps spende di prestazioni previdenziali in favore dei malati di cancro». Spese non più necessarie qualora si investisse di più per battere sul nascere la malattia. —





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