Protagonista del laboratorio reggiano “Ricercare”
Eccoci qui ancora una volta / seduti di fronte al pubblico della poesia / che è seduto di fronte a noi minaccioso / ci guarda e aspetta la poesia.
Così inizia la Piccola lode al pubblico della poesia di Nanni Balestrini, amico e maestro, che ci ha lasciato. L’ho conosciuto grazie all’amico comune Corrado Costa. Insieme a Daniela Rossi e Renzo Bonazzi. Poeta, romanziere, Nanni è venuto spesso a Mulino di Bazzano, la casa di campagna di Corrado, tra Parma e Reggio Emilia, per anni il quartier generale dei cosiddetti nuovissimi emiliani. Ma Nanni è venuto spesso anche a Reggio Emilia, dove ha avuto tanti amici. Era qui già in uno dei primi convegni del Gruppo 63, il gruppo di ricerca letteraria. Insieme a Umberto Eco, Alfredo Giuliani, Elio Pagliarani, Edoardo Sanguineti e tanti altri.
Più tardi ho fatto parte insieme a Nanni Balestrini e a Renato Barilli, Giulio Bonazzi e Ivano Burani, della commissione scientifica del convegno 63/93, da cui è nata quella straordinaria esperienza letterario nazionale Ricercare/laboratorio di nuove scritture.
Ho conosciuto Nanni non da giovane, ma da uomo maturo, soprattutto come talent-scout e esperto maestro di scrittura. Era attento alle dinamiche del potere culturale e politico, ma era soprattutto un chirurgo della lingua italiana, uno sperimentatore.
Un uomo mite. Estremamente colto. Conoscitore delle dinamiche del mondo culturale nazionale e internazionale, delle sue eccellenze e delle sue miserie. Capace di ascoltare in modo prolungato e profondo. Creativo. Originale. Spesso geniale.
Sono tante le letture poetiche che ho fatto insieme a Nanni e a Corrado Costa. E anche dopo la morte di Corrado. Adesso, per esempio, lo ricordo nel cortile della biblioteca Panizzi, ospite della manifestazione estiva che ho curato per oltre dieci anni per il comune di Reggio Emilia: Le voci della poesia. Anno 2003. Con Nanni. Sul palco c’è un computer. Primo giovedì di luglio.
Nanni tira fuori il dischetto. Sì, il floppy-disck. Faccio l’annuncio al microfono. La Machina poetica è del 1961. L’ha inventata lui per primo. Basta avvicinarsi al palco, inserire nome e data di nascita. E salta fuori la poesia su misura. Si formano subito file da Madonna che piange. La poesia, il più bel gioco che ci sia. Sospendiamo la produzione poetica.
Nanni legge una poesia sui piccioni/extracomunitari di cui le amministrazioni pubbliche si vogliono liberare. Un’altra sui cani. Legge anche la Piccola lode al pubblico della Poesie edita per la prima volta in cento copie numerate con Elytra, la casa editrice reggiana di Ivano. Poi arrivano Le avventure complete della signorina Richmond che uscite dal settimanale Linus, continuano a correre da sole.
A metà strada tra le utopie rivoluzionarie della società dello spettacolo e una società dello spettacolo (e della cultura) vista sempre con maggior disincanto e preoccupazione: vivere in sintonia con la cultura di massa / di merda è vivere nel migliore dei mondi / di merda oggi possibile / è quasi impossibile sottrarsi.
C’è un’altra ora di computer: tutti adesso vogliono la loro poesia personalizzata,il loro sonetto balestriniano autografato. A cena in pizzeria Nanni mi consegna l’introduzione del mio libro di poesia interattiva Ad alta voce. —
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