“Incontro alla Musica” si conclude con il violino del grande Ilya Grubert
Da anni è tra i violinisti d’eccezione, forse l’unico ad aver vinto, nello stesso anno, il Premio Paganini di Genova e il Čajkovskji. È Ilya Grubert che, oltre ad essere un concertista di prestigio è anche un eccellente docente al Conservatoio di Amsterdam. Questa sera (ore 21) alla Cavallerizza sarà protagonista nell’ultimo appuntamento di “Incontro alla Musica” rassegna organizzata da Italian Classics in collaborazione con il Comune. Oltre Grubert ci saranno altri blasonati musicisti quali: il violoncellista Anton Niculescu che è stato per dieci dieci anni prima parte dell’Orchestra del Teatro alla Scala, quindi e la violista Marian Movileanu prima viola della Filarmónica Enescu di Bucarest (la più importante orchestra nazionale rumena).
La serata si aprirà con la sesta Sonata di Ysaye eseguita da Grubert, quindi “Vocalize” di Rachmaninoff con protagonista Anton Niculescu che sarà accompagnato al pianoforte da Marcello Mazzoni che è anche direttore artistico della rassegna. La serata si chiuderà con l’esecuzione di un capolavoro assoluto della cameristica: il Quintetto op.34 di Brahms del quale eseiste una stupenda ancora insuperata registrazione del Quartetto Italiano con Maurizio Pollini. L’architettura dei movimenti e la tecnica di sviluppo e variazione dei temi si ricollegano al modello beethoveniano, ma con una ricchezza d’invenzione e una leggerezza che, come ha scritto il critico musicale Mauro Mariani, «danno sempre un’impressione di libertà e naturalezza. Brahms riesce a conciliare aspetti apparentemente inconciliabili: romanticismo e classicismo, intimismo dei sentimenti e costruzione formale, senso della melodia e sapienza contrappuntistica». Ad eseguirlo oltre a Grubert e Niculescu anche Marian Movileanu, Silvia Mazzon e il pianista Marcello Mazzoni.
È considerato il pezzo di musica da camera più epico di Brahms. “Epico” nel senso di torrenziale nella sua, a tratti, drammaticità, ma anche nei contrasti aspri tra la serenità malinconica di alcuni frammenti di scrittura e il magma sonoro, forse segno di travaglio interiore, che il compositore tedesco sparge a piene mani sulla tavolozza armonica. Pur rimanendo all’interno della sua amata “forma”: in questo Quintetto per pianoforte Op. 34, infatti, come in larga parte della sua produzione, Brahms non cala particolari novità strutturali. La serata è stata ideata in collaborazione con Lilt: attraverso una serie di testimonianze dei famigliari di chi ha vissuto la malattia, il pubblico sarà guidato per mezzo della relazione fra musica e parole, in un viaggio che avrà l’obiettivo di emozionare e di aiutare ad entrare in contatto con l’arte e con il percorso della cura. —
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