Gazzetta di Reggio

L’Osteria della Capra cambia location «ma non la cucina»

Cristina Fabbri
L’Osteria della Capra cambia location «ma non la cucina»

Aperta nel 1983 a Cavriago ora si trasferisce a Barco «Avremo una sede più funzionale ma sempre familiare» 

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La storica “Osteria della Capra” si trasferisce. «Di fatto chiudiamo la licenza più vecchia di Cavriago – dicono le titolari –. Facendo un po’ di ricerca, avevamo infatti scoperto che nel 1200 a Cavriago c’era un’osteria che si chiamava “della Capra”, il nome ci era piaciuto e l’avevamo scelto per il nostro locale”. L’Osteria della Capra è dunque un locale storico, con un nome storico e con una storia di famiglia e di ricette che guardano al passato. Chi entra qui viene travolto da un profumo che sa di buono, di casa, di accoglienza come quando si va dalla nonna. Un profumo che sa di passato, di ricette di una volta, di sfoglia fatta a mano e di ricette tramandate di madre in figlia.

Le proprietarie Angela e Maria Romana Belli sono sorelle e portano avanti con maestria l’attività, in via Rivasi Bassa, da oltre trent’anni. La prima è l’abile cuoca sempre dietro ai fornelli, l’altra accoglie con il sorriso i clienti ed è l’esperta della cantina. Ora nella gestione subentrerà anche la figlia di Angela, Agata Lanzi. «Il 12 giugno è il nostro ultimo giorno a Cavriago. Il 3 luglio ci trasferiremo in una nuova collocazione più funzionale, tutta a un piano, in una bellissima casa colonica a Barco di Bibbiano. Saremo a un chilometro di distanza, vicinissimo», tengono a precisare.

È dunque una storia di continuità ma anche di cambiamento.

«Avevamo iniziato nell’83 in via Rivasi, all’angolo con via Guardanavona. All’epoca avevamo aperto il primo locale che si chiamava “Trattoria del Leone”, nell’87 avevamo aperto l’Osteria della Capra in via Rivasi Bassa e adesso andremo in via XXIV Maggio 138 a Barco».

Vi siete domandate se fosse il caso di andare in pensione. Poi avete scelto di portare avanti l’attività di famiglia anche grazie ad Agata...

«Ci seguono poi nostra nipote Chiara, l’aiuto cuoco Alfonso Gigi, il nostro storico cameriere Davide. Il resto dello staff verrà potenziato».

Ci sarà un terzo dei coperti in più nel nuovo locale e sarà tutto dislocato su un piano.

«Ma conserveremo il clima intimo e familiare di sempre. Non sarà un locale esagerato, lo stile “Osteria della Capra” rimane: da noi bisogna sentirsi come a casa; il cliente lo trattiamo come uno di noi. I nostri piatti sono quelli della tradizione, che a casa ormai sempre meno persone cucinano».

Qualche cavallo di battaglia?

«Tra i cavalli di battaglia ci sono il “Capodanno 1985”, un risotto alla fonduta di Parmigiano Reggiano e tartufo dedicato al gastronomo Luigi Veronelli, poi le tigelle con il salume, la “giardiniera” preparata seguendo un’antica ricetta segretissima e le torte “Sposadore” (che un tempo si facevano per le nozze). Tutto rigorosamente made in… Capra: le nostre paste sono tutte di nostra produzione. E le ricette vengono dai racconti delle donne, dal passaparola, spesso sono frutto dei ricordi di famiglia».

Dispiace lasciare Cavriago?

«Un po’ sì, ma saremo sul confine. Continueremo a investire sull’amore per il nostro territorio, per la cucina e per la tradizione. È una scelta nata per dare continuità a questa esperienza. Tra le novità? Ci saranno diverse salette tra cui una anche per sole coppie e ci sarà la distesa estiva».

Negli anni avete anche cucinato per beneficenza attraverso quella che avete chiamato “Capra Caritas”.

«Anche la festa d’inaugurazione guarderà ai più bisognosi. Dalle 18 offriremo un buffet e vino di qualità e inviteremo tutti a partecipare all’iniziativa ‘Il nostro cuore per il Venezuela’ a sostegno dell’Oasi della Misericordia». —





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