Correggio torna a casa L’enigma della Dama in autunno sarà in città
Il capolavoro di Antonio Allegri verrà prestato dal Museo Ermitage a Palazzo Magnani Seguirà la mostra dedicata agli effetti dell’ornamento in Fondazione e nei chiostri di San Pietro
dentro il dipinto
stefano scansani
Puntuale, il 3 è il numero perfetto. Tre, quanti sono i ritratti femminili pezzi forti del rinascimento: la Gioconda di Leonardo da Vinci del quale ricorrono i cinquecento anni della morte; la Velata di Raffaello, artista di cui l’anno prossimo cadrà lo stesso anniversario del genio di Vinci; infine il Ritratto di Dama che il Correggio dipinse più o meno nel periodo in cui passarono a miglior vita i precedenti due geni rinascimentali.
Quest’ultima opera in autunno sarà prestata dal Museo Ermitage di San Pietroburgo alla Fondazione Palazzo Magnani per un’esposizione esclusiva. In questi giorni verranno decisi i tempi e il luogo dell’evento che avrà i connotati dell’eccezionalità, della restituzione temporanea e dell’omaggio all’Allegri.
Successivamente, in novembre, e dunque in simultanea la Fondazione proporrà una mostra singolare sull’effetto degli ornamenti nei a Palazzo Magnani e nei Chiostri di San Pietro. Periodo: 16 novembre - 8 marzo 2020, a cerniera dell’anno vinciano e di quello raffaellesco.
istinto decorativo
L’esposizione del Ritratto di Dama sarà l’attrattiva che richiamerà anche alla mostra sull’ornamento, a cura di Claudio Franzoni e Pierluca Nardini. I loro propositi: “È la pervasività del fenomeno ornamento nella storia (come nella nostra quotidianità), la sua onnipresenza come esito di una sorta di “istinto decorativo” a rendere il tema meritevole di osservazione: siamo talmente avvolti - per così dire - dagli ornamenti, che non ci rendiamo conto dei processi storici sottintesi, degli intrecci tra culture, dei prestiti, delle costanti che stanno dietro al fenomeno.
Non per nulla - è un’osservazione di Gottfried Semper - i Greci usarono una stessa parola, kosmos, per indicare l’ornamento, ma anche l’ordine, la disciplina, l’universo”.
MOMENTI ESEMPLARI
I curatori spiegano: “La mostra non si propone di fare una storia dell’ornamento, né di darne una storia degli studi o di darne una definizione teorica stringente. L’idea è quella di presentare, piuttosto, l’azione del decorativo in alcuni momenti esemplari che caratterizzano il nostro rapporto con la natura, col corpo e con gli oggetti che usiamo (e che abbiamo usato)”.
DENSITÀ DI ARCANI
Ho avviato questo scritto con un tono enigmatico, affidandolo alla perfezione e ai misteri del numero 3. Anche il Ritratto di Dama è ad alta densità di arcani. È tutto arcano. In origine assegnato a Lorenzo Lotto, il quadrone è stato attribuito ad Antonio Allegri, il maestro del pieno rinascimento nato e morto nella nostra Correggio. La sua firma abbreviata e latinizzata è stata infatti scovata nella scritta “Anton Laet(us)”.
IL FARMACO
Un’altra scritta antica, epica, corre sul bacile d’argento che la Dama sembra porgere o mostrare allo spettatore. È greca, una rarissima iscrizione greca per la pittura di quel periodo. Vi si può leggere una citazione dal IV Libro dell’Odissea dove Omero narra dell’incontro di Telemaco con Menelao, Elena e Nestore.
Tutti piangono nel ricordare Ulisse. Allora Elena miscela al vino il nepente, una sostanza (un farmaco, che in greco significa “veleno”) per alleviare il dolore della perdita.
GINEVRA O VERONICA
La donna ritratta è dunque una vedova? Al riguardo gli storici dell’arte si sono arrovellati non poco, identificandola prima con Ginevra Rangoni, vedova dal 1517 di Giangaleazzo da Correggio e terziaria francescana (nel dipinto si possono rintracciare il cordone e lo scapolare; oppure Veronica Gambara il cui marito Giberto VII da Correggio era morto nel 1518 (lei è la grande poetessa confermata forse dal lauro che si staglia sul cielo). Correggio per Correggio, quindi. Al di là dell’identificazione della donna ritratta, va considerata la dimensione del dipinto.
QUADRO DINASTICO
Un olio su tela che misura 103 centimetri per 87,5: misura non trascurabile, di conseguenza non da camera e neanche da viaggio, ma evidentemente per la celebrazione dinastica. Si tratta di conseguenza di un’opera di corte, “politica” e misteriosa. Che il Museo Ermitage contempla nel suo immenso patrimonio dal 1925, quindi ben lontano dall’epoca zarista.
alla moda
Il Correggio rende con assoluta perfezione (e fascino) la moda di quegli anni dettata più che altro da Isabella d’Este Gonzaga, marchese di Mantova, vera e propria stilista con le sue eccentricità. Bastino pochi elementi per intendere il look che andava nel periodo: la cuffia di panno con il gioiello pendente che la chiude sulla sommità della scriminatura centrale dei capelli, l’amplissima scollatura, le immense maniche, la lunga e fine catena d’oro, il ricorso ai nastri passanti, di seta o raso. Fanno ornamento, d’allora, la bellezza seducente della Dama, le sue spalle rotonde, la postura delle mani, la posizione delle dita, lo sguardo ammiccante programmaticamente diretto verso che vede/guarda.
Correggio fa dialogare la Dama con chi desidera interrogarla.
RELAZIONI RUSSE
Il prestito dell’opera è reso possibile dalle relazioni che da circa un anno intercorrono fra il Comune di Reggio Emilia, Fondazione Palazzo Magnani e il Museo Ermitage e il suo interlocutore fondamentale: il direttore Mikhail Piotrovsky. Si tratta di uno scambio virtuoso.
L’anno scorso la Biblioteca Panizzi aveva portato in esposizione a San Pietroburgo il trattato di Piero della Francesca De prospectiva pingendi. E nel programma di collaborazione vi sono molte iniziative in allestimento, dalla fotografia al balletto. —
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