Marcolongo: «L’amore è l’attività umana a più alto tasso di rischio»
La scrittrice ospite di Festivalove a Scandiano il 31 maggio «L’innamoramento arriva solo quando siamo pronti»
«L’amore è l’attività umana a più alto tasso di rischio. E oggi più che mai diventa difficile affidarsi all’amore». Sorride gentile mentre affronta temi “pesanti” per ogni essere umano, la scrittrice ed esperta di letteratura Andrea Marcolongo, una delle grandi ospiti dell’edizione 2019 di Festivalove, la rassegna culturale scandianese in programma nel prossimo fine settimana. La 32enne Marcolongo sarà protagonista venerdì 31 maggio della lectio magistralis “Accendere l’amore” nel cortile della Rocca dei Boiardo, accompagnata dai disegni dal vivo di Fabio Magnasciutti. Una bella occasione per conoscere una delle protagoniste della cultura italiana odierna, capace di dare nuova linfa all’amore per il mondo classico con volumi come “La lingua geniale. 9 ragioni per amare il greco” e “La misura eroica. Il mito degli argonauti e il coraggio che spinge gli uomini ad amare”. “Amore” è la parola chiave, così come lo è per il festival ispirato all’Orlando Innamorato boiardesco. Ma a Scandiano la Marcolongo si concentrerà sul momento prima dell’amore, quello più difficile da decifrare. «Parlerò – ci spiega Marcolongo – di innamoramento, quel momento unico e irripetibile in cui due persone si rendono conto che l’amore sta arrivando».
Un attimo difficile da descrivere e da razionalizzare. O è possibile farlo?
«La letteratura l’ha raccontato ma di certo non esiste una formula, e quasi mai arriva quando ce lo si aspetta».
Lo schema del cavaliere azzurro che arriva al castello non funziona?
«Decisamente no, l’innamoramento è davvero un momento indecifrabile e irripetibile che arriva quando siamo pronti. L’amore non è un luogo pieno, è uno spazio vuoto da riempire, un vuoto che cerchiamo di riempire».
La ricerca dell’amore accomuna ogni uomo e ogni donna. Ma è necessario incrociare la persona giusta, ed essere pronti a riempire il vuoto nello stesso momento. E se non arriva?
«Questo è un altro grande tema, possiamo passare la vita a prepararci, a questo amore, a capire come funziona. C’è questo falso mito di Cupido come ragazzino che tira le frecce a caso. No, lui colpiva quando la dea dell’amore Afrodite decideva che le persone erano pronte».
Un tempo la colpa era degli dei. Oggi?
«Oggi tendiamo ad affidarci a formule, compiliamo preferenze per incrociare i nostri gusti. E quasi mai va così».
L’esigenza di incolpare qualcuno o qualcosa per l’amore che non c’è è connaturata all’uomo. Ma un responsabile esiste?
«Il peggior nemico di noi stessi si trova proprio dentro di noi. Molte volte i responsabili del mancato innamoramento siamo noi».
Spesso è difficile fidarsi, decidere di sacrificare quello che si è e buttarsi. Concorda?
«Questo è uno dei problemi dei nostri tempi, viviamo tempi cinici in cui si pensa troppo a tutto, si valutano le conseguenze prima di fare una scelta e spesso si rinuncia per paura della conseguenze. E l’innamoramento rischia di svanire».
L’opposto dell’innamoramento, no? Quel momento in cui la persona che si ha di fronte viene percepita come eternamente perfetta.
«Per dirla con Saffo: “A me pare uguale agli dei chi a te vicino così dolce suono ascolta mentre tu parli e ridi amorosamente”. Nell’innamoramento l’altra persona è perfetta, meravigliosa».
E si pensa che tutto durerà per sempre.
«In quel momento è così, anche se poi l’amore è un cammino quotidiano, il momento in cui si amano anche i difetti dell’altro. L’amore è l’attività umana a più alto tasso di rischio, la più complessa».
Figlia di un momento singolo, l’innamoramento?
«È il momento decisivo. E lo sapeva bene il nostro Orlando Innamorato, per restare su questioni scandianesi». —
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