Olivia Concha, cilena «Non scorderò mai quanto Reggio ha fatto per me»
La pedagogista della musica è in città per tenere conferenze Esule politica, dal 1974 al 1981 lasciò il segno all’istituto Peri
L’acume intellettuale quando è connesso a uno studio sistematico, ci porta a dei risultati significativi. Se questi fattori in una persona sono supportati da entusiasmo, carisma, passione e da uno charme naturale, gli stessi risultati sono ancora più brillanti, neppure si perdono con la lontananza temporale. È il caso di Olivia Concha, pianista e pedagogista della musica di origine cilena attiva a Reggio, all’Istituto Peri dal ’74 al 1981 il cui lavoro è rimasto indimenticato. La studiosa, già docente di Pedagogia in Educazione Musicale all’Università La Serena-Chile (fino all’età della pensione) ogni tanto ritorna in Italia dove è chiamata a tenere conferenze e, quando può, incontra gli amici reggiani come è successo nei giorni scorsi di permanenza in città nel corso dei quali ha tenuto un incontro per le maestre a Reggio Children e si e recata al Peri chiamata dal direttore Marco Fiorini.
Professoressa Concha cos’è Reggio per lei?
«Letteralmente la mia seconda casa... forse anche la prima poiché in quegli anni, dal 1974 al 1981, sono stata ospitata come esule politica. Sono scappata dalla dittatura di Pinochet. Chiaramente non riesco a dimenticare quanto è stato fatto per me in primis da Armando Gentilucci e poi dal sindaco Renzo Bonazzi che mi hanno accolto».
Questi incontri come hanno avuto origine?
«Negli anni ’60 avevo studiato pianoforte in Italia, al Conservatorio di Milano, dove ero diventata amica di Maurizio Pollini, in quando studiavo dallo stesso insegnante Carlo Vidusso, ma anche di Luigi Nono, Claudio Abbado e Armando Gentilucci. Dopo il diploma (non solo in pianoforte ma anche in pedagogia della musica) ritornai in Cile per poi dopo un certo tempo raggiungere di nuovo Milano quando nel mio paese la situazione divenne insostenibile (avevo tra l’altro mia figlia Margherita, molto piccola). E… dovevo lavorare!!! Pur avendo le qualità, non volevo fare la pianista; mi sentivo portata per la didattica. Allora Gentilucci, appena nominato direttore del Peri, proprio a seguito dei miei titoli e della mia passione per la didattica, mi affidò questa materia».
Quindi cosa fece?
«Fondai il Laboratorio di Pedagogia e Didattica della musica, dando vita ad una delle esperienze innovative più interessanti e originali (io credo) nel panorama pedagogico-musicale italiano. Un luogo per la formazione delle maestre, delle professoresse per fare qualche cosa con i bambini che non fosse il solfeggio».
Dopo cosa è successo?
«Sono stati creati i “corsi propedeutici” i “corsi per le maestre”, hanno preso avvio le prime esperienze pioneristiche di lavoro con suoni e musiche nei nidi e nelle scuole d'infanzia di questa meravigliosa città. Non finirò mai di ringraziare dell’opportunità che mi è stata data in primis da Gentilucci e dai docenti di allora e anche da coloro che hanno frequentato i laboratori o che hanno apprezzato il mio lavoro; oltre alle moltissime maestre, anche coloro che allora mentre studiavano uno strumento o la composizione, volevano approfondire questa materia, in Italia non considerata; tra gli altri: Franca Ferrari, (divenuta sua volta una eccellente docente di pedagogia), quindi Francesca Magnani, Donata Paderni, Maurizio Ferrari, Ivana Soncini, Roberto Neulicheld, Alessandra Anceschi, Paolo Perezzani, Ida e Lorenzo Parmiggiani».
Quali erano i temi principi del lavoro svolto in quegli anni?
«Alla base, ripeto si cercava di capire “cosa fare con i bambini che non sia il solfeggio” e naturalmente sono stati approfonditi i grandi temi della moderna psico-pedagogia, con ricerche e sperimentazioni didattiche sulla timbrica degli strumenti che in seguito ho approfondito anche nel mio paese con riferimento agli strumenti delle popolazioni andine. Un aspetto che continuo ad approfondire nella scuola dove insegno adesso, una scuola povera, fondata dagli Inti-Illimani».
Quale è la domanda fondamentale?
«Come contribuisce l'educazione musicale sullo sviluppo dell'essere umano e la costruzione di una società migliore? Qual è l'importanza di iniziazione musicale nei primi anni di vita? Sono questi i problemi che sviscero con gli insegnanti dando loro raccomandazioni e consigli per sviluppare una creatività aperta e rispettosa delle esplorazioni di bambini e neonati». —
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