Gazzetta di Reggio

Concorso di pittura 

Un reggiano al primo posto con “Il peso della maschera”

Linda Magnoni
Un reggiano al primo posto con “Il peso della maschera”

Cesare Pinotti, classe ’56, perito meccanico, una decina  di anni fa ha iniziato a dipingere e ora si è aggiudicato il podio di “Ritratti Contemporanei” 

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Si intitola “Il peso della maschera” il quadro vincitore del concorso “Ritratti Contemporanei”, ed è opera del reggiano Cesare Pinotti. Classe 1956, Pinotti è perito meccanico e titolare di uno studio tecnico da quasi quarant’anni. Oltre a questo mestiere ha sempre fatto, fin da ragazzino, l’arbitro di calcio. Poi, una decina d’anni fa, ha scoperto un’altra grande passione: la pittura. «Ho cominciato da autodidatta, frequentando il Circolo degli Artisti – racconta – dove ho conosciuto persone che hanno saputo tirar fuori le mie capacità. Da lì ho sviluppato il mio stile, perlopiù figurativo». Uno stile influenzato dalla sua formazione professionale: «Sono sempre stato molto preciso. Anche col pennello faccio la stessa cosa: mi dedico al realismo, un realismo spinto». Tra i suoi lavori il soggetto più frequente è la figura umana, che viene indagata in tutti i suoi aspetti: «Presto molta attenzione alla parte interiore, al carattere». Così come dimostra anche l’olio su tela “Il peso della maschera”. «L’idea mi è venuta leggendo una frase di Pirandello – continua – “imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai molte maschere e pochi volti”. Sono rimasto folgorato, e ho deciso che dovevo farci qualcosa».

E ha colpito nel segno, perché il concorso “Ritratti Contemporanei”, giunto quest’anno alla quinta edizione, ha scelto proprio il suo quadro. Questa la motivazione: «Le metà di due volti si affiancano a formare un ritratto unico, sono le metà dei volti di un uomo e una donna divisi e uniti in quella che è la perpetua storia dell’umanità. Sono i volti di un uomo e una donna del nostro tempo e hanno lo sguardo attonito di chi del nostro tempo vive le angosce e le contraddizioni, spesso incomprensibili, ma hanno lo stesso sguardo attonito che ebbero ad avere Adamo ed Eva dopo la cacciata dell’Eden, col fardello dei sensi di colpa e la domanda di cosa li aspettasse dopo sì tanta perdita».

È una grande soddisfazione, per l’autore, vedere che la sua opera è riuscita a trasmettere il giusto significato. La giuria tecnica ha dimostrato di apprezzarne anche lo stile: «Un’opera densa di significati, quindi, quella di Cesare Pinotti, che egli ci propone con uno stile rigoroso fatto di pennellate nitide e meticolose che rendono un’immagine dove il bianco delle maschere, soffuso di luci ed ombre, esalta il colore degli incarnati e dei particolari dei volti, colore che torna a fare emergere il contrasto delle maschere con una pulizia di segno e una misurata stesura cromatica che dimostrano appieno la capacità e la sapienza tecnica dell’artista».

Il quadro rimarrà a Pescara, all’ALCuA, l’associazione che organizza il concorso, a cui Pinotti l’ha donata. E c’è già qualcos’altro in cantiere: «L’anno prossimo saranno cent’anni dalla morte di Gaetano Chierici. Sto lavorando a un progetto per rendergli omaggio». —



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