«Festivalove, obiettivo far funzionare la testa»
Vergassola, direttore dell’evento che si svolge da oggi a domenica a Scandiano «Invitiamo ospiti che possano farci riflettere magari in modo divertente»
«Far funzionare la testa di questi tempi fa sempre bene, è un bel modo per far respirare la nostra mente». È orgoglioso del lavoro fatto Dario Vergassola, direttore di un Festivalove di Scandiano dal respiro sempre più alto, pronto a partire: si inizia oggi e si chiuderà domenica sera con l’esibizione di Stefano Bollani. Partito come percorso di crescita rispetto alla vecchia notte bianca, Festivalove è diventato nel giro di pochissimi anni un evento di spessore nazionale, capace di sfruttare al meglio la bellezza del centro storico scandianese come sede per decine di incontri, concerti e spettacoli. Il cartellone 2019 è sufficiente per ribadire l’impatto della manifestazione: Guccini, Bollani, Marcoré, Gazzè, Galli della Loggia, Zagrebelsky, Marcolongo e Gamberale sono nomi di rilievo assoluto. «E permettono – sottolinea Vergassola – di farci riflettere e di farci pensare su tanti temi».
C’è però un tema centrale.
«Sì, l’amore, ma poi ci sono tanti modi per declinarlo ed il gioco è proprio questo, molti ospiti vengono volentieri per una serata a tema, una declinazione dell’amore nelle stanze dell’Orlando Innamorato».
Il comico, cantante, conduttore e attore spezzino è rimasto coinvolto in Festivalove anni fa, dopo un contatto nato tramite l’Arci al seguito di una sua esibizione reggiana.
Da allora l’ha sempre seguito curandone la parte artistica, seguendo la sua curiosità e le sue passioni...
«Non è un lavoro solo mio, devo dire di aver trovato a Scandiano sia operatori che amministratori pubblici capaci e interessati alla cosa. Non si limitano ad ascoltare le proposte di un’agenzia, discutono, rilanciano, ragionano assieme su quello che si vuole costruire. E non è cosa da poco. La macchina organizzatrice fa un lavoro impressionante, c’è un grande lavoro che non si vede ma che permette che tutto vada bene».
E il rischio della ripetitività?
«In effetti le formule dei festival per certi versi rischiano di ripetersi, ma qui abbiamo sempre cercato di dare un’impronta particolare e credo che i risultati si vedano. Io giro tutto l’anno per lavoro, e ho trovato curiosità e interesse per questo Festival anche lontano da Reggio e dall’Emilia».
Cosa guida Vergassola nel disegnare gli eventi e nella scelta degli ospiti?
«Ribadisco che si tratta di un lavoro collettivo. Detto questo, c’è la curiosità, la voglia di chiamare persone che possano farci pensare e ragionare: in questi tempi in particolare far funzionare la testa fa sempre bene, è necessario far respirare la nostra mente».
Le passioni, a volte, incidono e non poco.
«Io spesso sono l’intervistatore degli ospiti, ma non voglio sempre mettermi davanti. Con Guccini mi metterò lì ascoltare come tutti quanti. È una delle figure con cui sono cresciuto, ho iniziato la mia carriera con “Radici”, senza di lui non so nemmeno se avrei fatto questo mestiere: per me come per tanti altri sarà bello ascoltarlo, sentirlo parlare delle sue canzoni».
In altri casi, invece, toccherà a Vergassola dialogare, a modo suo, con gli ospiti.
«L’idea è quella di far capire che i concetti e le idee sono valide e importanti anche se prese in maniera leggera. Toccheremo tanti temi, ci saranno belle riflessioni, io cercherò di fare in modo che queste riflessioni possano anche essere divertenti. E ne approfitteremo per pensare e respirare». —
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