Un finale di puro incanto con “Piano Solo” di Stefano Bollani
Il pianista si è esibito spaziando tra standard jazz canzone napoletana e suggestioni brasiliane sempre ad altissimo livello
Una sera di puro incanto, ad inseguire abilità strumentale, ironia, voglia di giocare e di divertirsi. Dopo una tre giorni di notevole intensità, Festivalove si è congedato domenica sera nel migliore dei modi con il bellissimo concerto “Piano Solo” di Stefano Bollani. Il pianista cresciuto in Toscana, ormai un volto noto televisivo e un provetto animale da palco oltre che musicista di spessore, si è esibito in piazza Fiume, illuminata da pochi fari ed estremamente suggestiva, presentando il proprio spettacolo in solitaria davanti a un pubblico di appassionati, pronti a suggerire brani e a trovare riferimenti fra i dischi e le tante trasmissioni e le collaborazioni accumulate nei decenni, dai primi anni ’90 ad oggi.
Due ore divise fra una sezione principale in cui ha spaziato fra canzoni, autori e generi e un doppio bis di raro divertimento. Nello zibaldone di Bollani, in pantaloni bordeaux e camicia floreale, si è pescato di tutto. L’amatissimo jazz, la canzone napoletana, le suggestioni brasiliane, la cultura popolare nelle sue varie forme e così la tradizione musicale italiana.
All’inizio ha presentato alcuni pezzi di un «autore contemporaneo, Bollani», miscelandole a quelle di Veloso e a vecchi standard jazz della prima metà del Novecento. Non solo pianista ma pure cantante duttile ed efficace, ha progressivamente inserito nel cammino ironia e voglia di divertirsi con il pubblico.
Uno degli apici è arrivato col ripescaggio di Duccio Vernacoli, cantautore toscano inventato da Bollani e David Riondino per uno show tv, autore sempre censurato per le sue versioni letterali di classici statunitensi. Rime «sconce» quanto irresistibili, fra “My way”, “Let it be” e una versione di “I will survive” da applausi, trasformata in “Ce la fo” e conclusa con una dedica alla cugina della protagonista.
Da applausi, in questo senso, anche la meravigliosa ironia di Jannacci e Fo della vecchissima “Sopra ai vetri” e una rivisitazione – accordi cambiati e swinganti – di “Un italiano” di Toto Cutugno. Nei bis, come da tradizione Bollani ha raccolto i suggerimenti del pubblico attaccando dieci brani lontanissimi fra loro in una lunga cavalcata, dominata dalla canzone popolare milanese “Crapa pelada”. A seguire, altri due omaggi di rara brillantezza, guidati dalla tecnica e dalla sicurezza di un musicista di altissimo livello. Prima la parodia di Fred Bongusto di “Mafalda” e poi la versione toscanizzata di “With or without you” degli U2, trasformata in “Mi è morto il gatto” degli “Edipo e il suo complesso”, fantomatica band rock di Prato. In chiusura, proprio a ricordare quello che sa fare, un momento intimo, di classe e tecnica. Ma quelle, come le risate, non sono proprio mancate. —
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