«A Reggio nel 2020? Diciamo che... è più un sì»
Il Liga si racconta dopo il live: «Niente è più divertente che fare un concerto ma tra palco e realtà ora va meglio»
Reggio Emilia. Le luci non si spengono neppure finito il live. Con un palcoscenico tanto imponente a disposizione, perché non sfruttarlo fino in fondo? Almeno prima che i tecnici inizino a smontare, perché domani mattina (stanattina ndr) del gigante non ci sarà più traccia. Ed eccoci allora sul palco face to face con Ligabue. Sorridente e rilassato. In perfetta forma.
Non per snobbare il tour che sta partendo ma nel 2020, che è dietro l’angolo, Ligabue festeggerà i sui primi trent’annidi carriera. I festeggiamenti passeranno da Reggio? Sì o no? Ligabue esita un attimo davanti alla perentorietà della domanda, poi ci regala una speranza: «A dire la verità non dovreste chiederlo a me... ma direi che è più un sì».
Portiamo a casa la speranza e torniamo allo Start Tour 2019 e naturalmente all’album omomimo con sei delle sue canzoni in scaletta. Tanti i temi affrontati, a partire dalla voce assolutamente ritrovata dopo l’operazione alle corde vocali. «Sento la mia voce come uno strumento molto solido – afferma Luciano – anche più di prima».
Qualcuno si sofferma sulle due L che svettano sul palcoscenico: forse il Liga ha sentito il bisogno di rimettersi al centro? «È semplicemente una trovata di chi ha pensato la scenografia. Quanto al fatto della necessità di rimettermi al centro, devo dire che nelle mie canzoni mi sono sempre raccontato più di quanto si pensi. Magari in questo ultimo album lo faccio in maniera più diretta, tutto qui».
Quanto alla scelta della scaletta «il problema – spiega il Liga – è legato al fatto che negli stadi arrivano non solo i fan ma anche quel pubblico casuale che può passare una volta e non ritornare mai più. Per questo è importante da un lato fare sentire il materiale nuovo ma trovare un equilibrio con i pezzi più noti. Questa volta l’escamotage sta nei medley attraverso i quali posso fare sentire più canzoni, anche se magari sono solo assaggi». Cambierà la scaletta tappa dopo tappa? «L’ossatura è quella che avete sentito ma il medley voce e chitarra sarà diverso ogni sera. Oltre a un paio di canzoni che pensiamo di alternare».
Tanti i temi che, anche grazie alle immagini che scorrono sugli schermi, si pongono con forza all’attenzione del pubblico. A partire dall’ambiente e dai cambiamenti climatici. Come durante “Non è tempo per noi” quando sugli schermi compare un countdown accompagnato da immagini sul cambiamento climatico. «Abbiamo ancora tempo -spiega il Liga – poco però ne abbiamo. È arrivato il momento di fare qualcosa. È un tema su cui ci siamo esposti anche in passato».
O come in “Vita morte e miracoli” quando lo spettatore viene colpito dall’immagine di un parto: «Nel pezzo si parla di vita e non per niente dopo il parto si vede il neonato che cresce fino a diventare adulto e poi anziano».
Tra palco e realtà, invece, com’è ora la situazione? «Sto meglio, diciamo che riesco a gestire meglio la differenza tra luci accese e luci spente ma una sorta di dipendenza resta. Io nella vita quotidiana penso di divertirmi ma lo ammetto, non c’è niente di più divertente che fare concerti. Adesso ne facciamo nove, poi immagino già come mi sentirò. Probabilmente perché già dall’inizio volevo essere un cantautore con una band che sentivo come complice. Non per niente avete assistito ad una delle prove generali più avanzate mai fatte. Da un lato perché economicamente ci hanno messo nelle condizioni di provare nel migliore dei modi, dall’altro perché c’è stato un incredibile impegno da parte di tutti. In questi giorni io provavo quattro o cinque ore, la band addirittura nove o dieci». E cosa farà Luciano da oggi a venerdì? «Ah niente, non c’è più il palco per provare. Aspetterò venerdì». —
C.C.
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