La Casa del Quartetto chiude in grande stile con prime assolute e giochi di acustica
L’evento si terrà oggi alle 21 ai Chiostri di San Pietro La serata è incentrata su due brani composti per l’occasione
All’aperto come una grande festa della musica, similmente alla passata edizione, si chiude questa sera la Casa del Quartetto, il progetto che per due settimane ha visto Reggio al centro di un percorso di formazione con giovani quartetti e quartetti docenti, con il tutoraggio artistico di Francesco Filidei, in un circolo virtuoso di masterclass, lezioni aperte e concerti.
Sarà alle 21 nello spazio dei Chiostri di San Pietro (ingresso libero) e la serata avrà due momenti: la prima con il Quartetto Maurice, formazione francese al top per quanto riguarda la contemporanea. Il suo intento è esplorare ogni tipo di linguaggio di oggi e una dimostrazione l’avremo anche nel concerto di oggi nel quale, oltre al Grido di Helmut Lachenmann, composto fra il 2000 e il 2001, eseguirà la prima assoluta di Ruggine, per quartetto d’archi ed elettronica: la nuova composizione affidata dalla Fondazione I Teatri a Zeno Baldi, compositore italiano, attivo anche come performer elettroacoustico e sound designer.
Momento clou della serata l’esecuzione di un’altra prima assoluta, una commissione affidata a Claudio Panariello dal titolo oltremodo curioso di “Clever Hans is introduced to Dr. Oskar Pfungst” per quattro quartetti d’archi, che sarà eseguita dai musicisti che hanno partecipato alla Casa del Quartetto: A&C (Russia), Al Pari (Polonia), Cesar Franck (Italia), Reflex (Svezia, Portogallo). Panariello, il compositore, è una figura assolutamente originale, che allo studio della musica ha affiancato quello della fisica all’università Normale di Pisa. «Hans l’intelligente (in tedesco der kluge Hans) era un cavallo – spiega Panariello – che si riteneva fosse in grado di eseguire operazioni aritmetiche e altre attività logico-intellettive. Nel 1911, lo psicologo Oskar Pfungst dimostrò che il cavallo non era in realtà capace di operazioni mentali, ma osservava la reazione degli interlocutori».
Pfungst scoprì che il cavallo rispondeva direttamente ai segnali involontari del linguaggio, riuscendo a risolvere i problemi che gli venivano sottoposti. «Così – prosegue il compositore – ho cercato di tradurlo in partitura, creando tensione per portare il pubblico nella direzione della musica ma non solo: anche i quartetti stessi, che sono lontani, devono dialogare tra di loro e con lo spazio».
A loro il compito di interpretare la tensione di quello che sta accadendo attraverso l’esplorazione. «Per quanto mi riguarda – continua Panariello – ho lavorato tenendo presente l’acustica, con il suono che rimbalza sulle pareti. E se tengo presente questi rimbalzi, effetti-eco, posso dire che dovremmo pensare ad un quinto quartetto. Sostanzialmente, lavorando in uno spazio ampio, si presentano delle problematiche acustiche che ho cercato di sfruttare in funzione al pezzo. Ragiono con lo spazio tenendo presente il mio percorso di musica elettronica, immaginando il tutto come un’istallazione che risponde alle suggestioni ambientali». Il pezzo ha un un’unica campata di 20 minuti per una scrittura esplorativa e a blocchi per cui le quattro formazioni assomiglino agli antichi cori battenti.
Alla domanda circa il condizionamento dello studio di fisica per il suo percorso musicale Panariello – che tra l’altro è figlio d’arte, suo padre è un compositore – spiega infine di voler portare avanti un unico percorso di ricerca, nel senso che alle idee artistiche aggiunge lo studio scientifico, una consapevolezza tecnica che gli fornisce spesso altro materiale per creare: «Non ha senso tenere distinti i due percorsi».
Tuttavia la sua è anche una formazione tradizionale, in quanto si è appassionato alla musica copiando per anni al computer tantissime partiture: «Così ho imparato anche l’orchestrazione». —
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