Gazzetta di Reggio

cavriago 

Gli storici burattini di Otello Sarzi in un nuovo museo multimediale

Adriano Arati
Gli storici burattini di Otello Sarzi in un nuovo museo multimediale

La nuova sede espositiva sarà inaugurata a Corte Tegge e si propone di raccontare in modo più contemporaneo la storia dell’artista del ’900

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I burattini di Casa Sarzi si raccontano sfruttando le nuove tecnologie. Oggi pomeriggio in via Buozzi 2 a Corte Tegge di Cavriago, al confine con Reggio, è in programma l’inaugurazione del nuovo museo multimediale della “Casa dei Burattini di Otello Sarzi”, testimonianza della grande arte e della bellissima storia di Sarzi, maestro di burattini, artista, divulgatore di cultura e partigiano.

Una delle più belle e peculiari figure del ’900 reggiano, assieme alla sua famiglia. A Corte Tegge, oltre al museo, avrà sede anche la Fondazione Sarzi, creata oltre vent’anni fa per portare avanti l’eredità artistica e morale di Sarzi. Dalle 17.30 gli spazi di via Buozzi 2 saranno aperti e prenderanno il via tanti piccoli spettacoli ed esibizioni teatrali. Nell’occasione, e grazie ai collaboratori, verranno presentati i personaggi dei burattini e le possibilità di costruzione degli stessi con materiali di recupero, tessuti e molto altro.

Il taglio del nastro con il saluto delle autorità locali – fra cui l’assessore regionale alla Cultura. Maurizio Mezzetti e Mauro Sarzi, figlio di Otello – è fissata alle 18.30, e dopo quel momento sarà possibile visitare l’esposizione multimediale prima della conclusione con aperitivo a buffet e momenti musicali. L’evento e tutti gli ospiti saranno presentati dal conduttore di TrMedia Andrea Barbi e la partecipazione è gratuita e aperta al pubblico. Sarà una bella occasione per approcciarsi all’universo Sarzi sfruttando le tecnologie contemporanee, attorno a cui è stato costruito il nuovo museo multimediale.

Il percorso espositivo si sviluppa in varie sale raccontando la storia della famiglia Sarzi e la loro esperienza artistica e mette in luce un patrimonio ricco di burattini, scenografie, attrezzi di scena, costumi e documenti che la fondazione vuole rilanciare e far conoscere sempre più. Il lavoro parte dalla storia di Sarzi e del suo ruolo di innovatore del teatro di figura italiano novecentesco, amatissimo dai colleghi.

E che colleghi. «Quando osservo una marionetta o un pupazzo di Otello – scriveva Dario Fo parlando del maestro burattinaio reggiano nella seconda metà del ’900, spesso coinvolto in progetti di spessore nazionale, dalla Rai alla letteratura – non penso immediatamente al teatro ma ad un rito, un mistero arcaico, tragico e grottesco insieme. Le maschere di Sarzi hanno il “quid” e il “tabù”. Potresti vederle esplodere, grondare lacrime, urlare e singhiozzare da sole e alfine sciogliersi sprigionando fumo giallo e nero». Insomma, concludeva Fo, «vivono ed esistono già da sole. Non hanno bisogno di essere immediatamente agite. È quello che ti capita davanti ai grandi burattini e ai pupi degli antichi».

Otello era uno degli appartenenti della terza generazione di teatranti e burattinai, dopo il nonno Antonio e il padre Francesco. Assieme alle sorelle, sin da giovanissimo ha lavorato nella compagnia itinerante di famiglia, fucina per cui passò anche Federico Fellini, all’epoca attore.

I Sarzi hanno sempre unito all’arte un fortissimo impegno politico, amplificato negli anni del fascismo. La possibilità di girare è stata sfruttata a lungo per informare e collegare la rete di oppositori al regime mussoliniano. In quel periodo nasce un legame fortissimo con un’altra celebre famiglia antifascista, i Cervi di Campegine: saranno i Sarzi a nascondere Aldo Cervi in fuga. Dopo l’8 settembre 1943, Otello decide di prendere le armi e si unisce ai partigiani, combattendo sino alla Liberazione. Finita la guerra si torna al teatro, senza mai dimenticare la solidarietà. Nel novembre 1951, a Novara, Otello si esibisce davanti a un gruppetto di bimbi sopravvissuti all’alluvione del Polesine e decide di rispolverare i vecchi burattini di famiglia.

È una folgorazione. Il teatro di figura diventa l’orizzonte unico di Sarzi, che si dedica all’innovazione sia nei testi (introduce Brecht e Beckett) sia nella costruzione delle marionette. Nel 1969 il vagabondare si ferma: i Sarzi arrivano a Reggio. —



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