Gli storici burattini di Otello Sarzi in un nuovo museo multimediale
La nuova sede espositiva sarà inaugurata a Corte Tegge e si propone di raccontare in modo più contemporaneo la storia dell’artista del ’900
I burattini di Casa Sarzi si raccontano sfruttando le nuove tecnologie. Oggi pomeriggio in via Buozzi 2 a Corte Tegge di Cavriago, al confine con Reggio, è in programma l’inaugurazione del nuovo museo multimediale della “Casa dei Burattini di Otello Sarzi”, testimonianza della grande arte e della bellissima storia di Sarzi, maestro di burattini, artista, divulgatore di cultura e partigiano.
Una delle più belle e peculiari figure del ’900 reggiano, assieme alla sua famiglia. A Corte Tegge, oltre al museo, avrà sede anche la Fondazione Sarzi, creata oltre vent’anni fa per portare avanti l’eredità artistica e morale di Sarzi. Dalle 17.30 gli spazi di via Buozzi 2 saranno aperti e prenderanno il via tanti piccoli spettacoli ed esibizioni teatrali. Nell’occasione, e grazie ai collaboratori, verranno presentati i personaggi dei burattini e le possibilità di costruzione degli stessi con materiali di recupero, tessuti e molto altro.
Il taglio del nastro con il saluto delle autorità locali – fra cui l’assessore regionale alla Cultura. Maurizio Mezzetti e Mauro Sarzi, figlio di Otello – è fissata alle 18.30, e dopo quel momento sarà possibile visitare l’esposizione multimediale prima della conclusione con aperitivo a buffet e momenti musicali. L’evento e tutti gli ospiti saranno presentati dal conduttore di TrMedia Andrea Barbi e la partecipazione è gratuita e aperta al pubblico. Sarà una bella occasione per approcciarsi all’universo Sarzi sfruttando le tecnologie contemporanee, attorno a cui è stato costruito il nuovo museo multimediale.
Il percorso espositivo si sviluppa in varie sale raccontando la storia della famiglia Sarzi e la loro esperienza artistica e mette in luce un patrimonio ricco di burattini, scenografie, attrezzi di scena, costumi e documenti che la fondazione vuole rilanciare e far conoscere sempre più. Il lavoro parte dalla storia di Sarzi e del suo ruolo di innovatore del teatro di figura italiano novecentesco, amatissimo dai colleghi.
E che colleghi. «Quando osservo una marionetta o un pupazzo di Otello – scriveva Dario Fo parlando del maestro burattinaio reggiano nella seconda metà del ’900, spesso coinvolto in progetti di spessore nazionale, dalla Rai alla letteratura – non penso immediatamente al teatro ma ad un rito, un mistero arcaico, tragico e grottesco insieme. Le maschere di Sarzi hanno il “quid” e il “tabù”. Potresti vederle esplodere, grondare lacrime, urlare e singhiozzare da sole e alfine sciogliersi sprigionando fumo giallo e nero». Insomma, concludeva Fo, «vivono ed esistono già da sole. Non hanno bisogno di essere immediatamente agite. È quello che ti capita davanti ai grandi burattini e ai pupi degli antichi».
Otello era uno degli appartenenti della terza generazione di teatranti e burattinai, dopo il nonno Antonio e il padre Francesco. Assieme alle sorelle, sin da giovanissimo ha lavorato nella compagnia itinerante di famiglia, fucina per cui passò anche Federico Fellini, all’epoca attore.
I Sarzi hanno sempre unito all’arte un fortissimo impegno politico, amplificato negli anni del fascismo. La possibilità di girare è stata sfruttata a lungo per informare e collegare la rete di oppositori al regime mussoliniano. In quel periodo nasce un legame fortissimo con un’altra celebre famiglia antifascista, i Cervi di Campegine: saranno i Sarzi a nascondere Aldo Cervi in fuga. Dopo l’8 settembre 1943, Otello decide di prendere le armi e si unisce ai partigiani, combattendo sino alla Liberazione. Finita la guerra si torna al teatro, senza mai dimenticare la solidarietà. Nel novembre 1951, a Novara, Otello si esibisce davanti a un gruppetto di bimbi sopravvissuti all’alluvione del Polesine e decide di rispolverare i vecchi burattini di famiglia.
È una folgorazione. Il teatro di figura diventa l’orizzonte unico di Sarzi, che si dedica all’innovazione sia nei testi (introduce Brecht e Beckett) sia nella costruzione delle marionette. Nel 1969 il vagabondare si ferma: i Sarzi arrivano a Reggio. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
