La natura e i suoi cicli nella mostra della Nicoli “erede” di Fontanesi
Si chiama “Semiotica della Natura” la mostra che accompagnerà i quadri di Antonio Fontanesi a Palazzo dei Musei fino al 14 luglio, ed è opera della reggiana Barbara Nicoli.
Artista visiva, performer e attrice, Nicoli è laureata in conservazione dei beni culturali e storia dell’arte contemporanea, ha studiato recitazione al Susan Batson Studio di New York ed è stata chiamata ad esporre all’interno della mostra dedicata al grande pittore, come interprete contemporanea del paesaggio. La sua ricerca nasce da una riflessione profonda sulla natura e sul mondo vegetale. Ed è proprio in questa direzione che si spinge “Semiotica”, un percorso diviso in quattro “cicli”.
«È un onore – commenta – vedere il mio lavoro come un continuum della sua eredità». Una ventina di opere che esplorano il mondo vegetale attraverso la tecnica dell’incisione, del disegno e del cucito. «Tutto ciò che so sul mondo vegetale l’ho appreso grazie all’osservazione diretta e il fare artistico» dice Nicoli. «Un giorno mi sono accorta che le foglie che avevo sempre calpestato, non le avevo mai davvero guardate. Così ho cominciato ad adottare uno sguardo più lento. Una semiotica della natura». Nel ciclo di opere “Espansioni” l’artista sfrutta l’incisione calcografica, una tecnica molto antica, rileggendola in chiave contemporanea.
«Come potrebbe espandersi una foglia staccata dalla sua fonte vitale? Sono partita da questa domanda – racconta l’autrice – e la risposta l’ho trovata nelle venature, che si diramano nello spazio con la china e le cuciture».
In “Artifici” invece viene rivelata la vera essenza dell’elemento naturale: «spesso il colore dei petali di un fiore che vediamo non è quello che scorre nelle sue vene. Così ho cercato di ricreare, con l’inchiostro, i pigmenti nascosti. È uno svelamento dell’anima vegetale». Con “Impronte vegetali” l’artista sovrappone l’impronta della propria mano alla foglia, mettendo in risalto l’unicità di entrambe mentre “Scomposizioni”, infine, sono «forme naturali concepite già mancanti di una parte. Ma l’occhio non si accorge di questa mancanza perché l’immagine della natura è talmente forte che la percezione rimane intatta».
Le opere della Nicoli fondono spiritualità, manualità e poesia, esplorando l’espansione nello spazio e passando spesso dal bidimensionale alla terza dimensione. Così come accadrà anche nella performance “Foglie d’albero”, che avrà luogo martedì nel chiostro dei Marmi dei Musei, alle 21: la ri-creazione di un albero, un dialogo tra la pianta e i quattro elementi naturali.
Terra, acqua, aria e fuoco, con cui Nicoli interagisce fisicamente diventando parte dell’opera, nel pieno equilibrio tra uomo e natura. La voce dell’albero prende forma attraverso la parola con il poema di Franco Brambilla, composto appositamente per la performance. —
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