Un viaggio fra le voci del mondo femminile con l’artista vincitrice del premio Max Mara
Helen Cammoch si è aggiudicata l’Art Prize for Women. Le sue opere saranno esposte alla Collezione Maramotti
REGGIO EMILIA. Helen Cammoch, artista londinese di 49 anni, è la vincitrice del premio Max Mara Art Prize for Women istituito nel 2005 dalla storica casa di moda reggiana in collaborazione con la londinese Whitechapel Gallery. Si tratta dell’unico premio a cadenza biennale sulle arti visive dedicato, nel Regno Unito, alle donne che non hanno mai presentato le loro opere in una antologica.
I suoi lavori ora saranno invece accolti nella mostra “Che si può fare”, nome che richiama il titolo di un lamento preoperistico risalente al 1664 della compositrice italiana Barbara Strozzi.
Le opere sono state alla Whitechapel Gallery di Londra e, dal 13 ottobre di quest’anno al 16 febbraio del 2020, faranno bella mostra nella Collezione Maramotti, nella primitiva sede di Max Mara, azienda fondata nel 1951 da Achille Maramotti.
Nei suoi lavori c’è il frutto di sei mesi di residenza in Italia accordati all’artista con sei tappe nelle città di Bologna, Firenze, Venezia, Roma, Palermo e Reggio Emilia. Cammino durante il quale la Cammock ha deciso di esplorare l’espressione del lamento e riscoprire voci femminili nascoste. Il suo lavoro è costituito da incisioni su vinile e un fregio serigrafato che esplorano il concetto del lamento nella vita delle donne attraverso storie e geografie.
Il giudizio vincente è stato espresso da una giuria presieduta da Iwona Blazwick, direttrice della Withechapel Gallery, e composta dalla gallerista Vanessa Carlos (Carlos/Ishikawa, Londra), dall’artista ed ex vincitrice del premio Laure Prouvost, dalla collezionista Marcelle Josephe e dalla critica d’arte Rachel Spence. Il verdetto – ha precisato la presidente – è maturato nella convinzione delle capacità e dei modi della Cammock di combinare stampa e produzione cinematografica con la sua esperienza di cantautrice per mettere in luce storie perdute di sopravvivenza.
Il suo viaggio attraverso questa storia culturale dovrebbe portare alla creazione di un nuovo lavoro di immagine in movimento, una performance e una serie di stampe.
E la vincitrice? «È incredibile aver ricevuto un simile riconoscimento – ha spiegato – non ho mai sperimentato prima un’opportunità così strutturata che comprende viaggi, ricerca, realizzazione e quindi risultati per un periodo tanto prolungato. Mi ritroverò in una cultura per me nuova, incontrerò praticanti che lavorano in modi diversi dai miei e potrò considerare il mio lavoro in dialogo con nuove storie». Un’opportunità, ha aggiunto al Cammoch, «per potersi concentrare sull’essere artista, che è l’aspetto più significativo di questo premio. Sono abituata a lavorare, come molti, per trovare un equilibrio tra progetti, commissioni, insegnamento e altri lavori retribuiti. Il tempo prolungato e ininterrotto di poter ragionare sulle idee ed i processi è un lusso raro».
Londinese proprio come la Hart, che si è affermata nella precedente edizione del premio, ma di padre giamaicano, Helen Cammock è una ex allieva del Royal College of Art e conta tanti anni di lavoro nel campo dei servizi sociali. Esperienze che si ritrovano nella sua capacità di esplorare la società contemporanea e il ruolo dell’individuo dal suo interno utilizzando vari media, dal video al suono, dall’installazione alla scrittura, traendo ispirazione da cantanti e musicisti, scrittori e filosofi come Nina Simone, Philip Larkin, James Baldwin, Maya Angeloue, Walter Benjamin.
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