L’opera di Helen Cammock attesa alla Collezione Maramotti
REGGIO EMILIA. Lunedì sera, alla Whitechapel Gallery di Londra, si è tenuta la preview dell’opera “Che si può fare” di Helen Cammock, vincitrice della settima edizione del Max Mara Art Prize for Women. Nella sua opera si intrecciano la narrativa femminile incentrata sulla perdita e sulla resilienza con la musica barocca composta da musiciste del Seicento. Cammock espone un film, una serie di incisioni su vinile e un fregio serigrafato che esplorano il concetto del lamento nella vita delle donne attraverso storie e geografie.
La mostra, in esposizione alla Whitechapel Gallery fino al 1° settembre, è il risultato finale di una residenza di sei mesi in Italia nel 2018, organizzata da Max Mara, Whitechapel Gallery e Collezione Maramotti, e ideata a misura dell’artista in quanto vincitrice del prestigioso premio biennale. Nel suo percorso, che l'ha portata a fare tappa a Bologna, Firenze, Venezia, Roma, Palermo e Reggio Emilia, Cammock ha deciso di esplorare l'espressione del lamento e riscoprire voci femminili nascoste. Nel corso della residenza, storici, musicisti, artisti e cantanti hanno aperto i loro archivi e condiviso narrazioni e ricerche.
Il video in tre parti che è al cuore della mostra e che consiste in interviste con alcune delle donne che Cammock ha incontrato nel suo viaggio, tra cui attiviste nel sociale, migranti, rifugiate, un’appartenente a un ordine religioso, una suora cattolica e donne che hanno combattuto la dittatura. L’opera rievoca il potere delle voci femminili dall’epoca del Barocco all’Italia di oggi. Le loro testimonianze sono intercalate con brani musicali e filmati girati in Italia in un complesso collage visivo e orale.
Tre stampe dai colori saturi rappresentano musica e voce mediante disegni al tratto e un fregio dipinto di sei metri di lunghezza contiene immagini e parole legate alle donne che Cammock ha incontrato in Italia.
“Che si può fare” riprende il titolo di un lamento preoperistico risalente al 1664 della compositrice italiana Barbara Strozzi (1619-1677).
Cammock ha preso lezioni di canto lirico per imparare quest’aria e si è esercitata nel corso di tutta la sua residenza.
La musica è un elemento ricorrente nella nuova opera video e nella performance dal vivo. Sono previste due repliche della performance nel periodo di apertura della mostra, durante le quali Cammock eseguirà la musica di Strozzi accompagnata da una trombettista jazz, facendo così rivivere l’eredità della compositrice attraverso la sua voce.
Dopo la sua presentazione alla Whitechapel Gallery, “Che si può fare” sarà esposto, con alcuni nuovi elementi, alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia (13 ottobre 2019 – 16 febbraio 2020). —
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