Paul Muldoon protagonista di “Vola alta la parola”
Il più grande poeta contemporaneo di lingua inglese stasera a Palazzo Da Mosto. Dialoga con lui Luca Guerneri: «Sentirlo leggere i suoi poemi è straordinario»
REGGIO EMILIA. L’appuntamento di “Vola alta la parola” è sicuramente di quelli imperdibili in quanto, questa sera (ore 21.30) la rassegna curata da Guidi Monti ospita il più grande poeta di lingua inglese di oggi: Paul Muldoon. Nato in Irlanda del Nord ha prodotto 12 importanti raccolte di poesie, libri per bambini e testi di canzoni, per Mondadori è uscita una raccolta di suoi testi nel 2008 nella traduzione di Luca Guerneri con il quale l’autore (vincitore della medaglia d'oro della Regina per la poesia 2017) stasera dialogherà nel cortile di Palazzo Da Mosto.
Muldoon è l’autore di tredici importanti raccolte di poesie, tra cui Frolic e Detour, in uscita nel settembre 2019, Selected poems (1968-2014) (2016) One Thousand Worth Know Knowing (2015), Maggot (2010), Horse Latitudes (2006), Moy Sand and Gravel (2002), con la quale ha vinto il Pulitzer Prize 2003.
«Fondamentale per la sua formazione dopo aver frequentato la Queen’s University di Belfast, fu l’incontro con il premio Nobel Seamus Heaney che ne scoprii il talento. Ancora studente pubblicò il suo primo volume di poesie, New Weather» ci spiega Guerneri attualmente PhD researcher all’University College di Londra dove lavora su un progetto relativo alla poesia inglese degli anni ’80 e ’90.
«Negli anni attorno all’86, prima di trasferirsi definitivamente negli Sttai Uniti, Muldoon è ancora a Belfast dove in quanto proveniente da famiglia cattolica, viveva da discriminato; ha assistito agli scontri anche se nelle sue opere il discorso politico ciò non figura se non in modo obliquo. Muldoon è subito diventato una sorta di maestro delle forme consolidate come il sonetto però, da lui utilizzata come strutture, salvo poi trovare il modo di evadere la forma stessa “spostandola” in un luogo meno sicuro e meno fidato».
Guerneri, esperto traduttore anche delle opere di Seamus Heaney nell’illustrare le peculiarità di questo poeta, alterna riflessioni sulla vita a quelle relative al pensiero e alle sue creazioni. Indubbiamente averlo a Reggio è un grande onore e per chi l’ha contattato, Guido Monti, non è stato facile chiedergli di ritagliarsi una data. Tra i molti impegni, proprio oggi riceve il Sigillo d’oro, la più alta onorificenza dell’Università di Urbino. «La sua persona è davvero speciale poiché è un musicista, e nei suoi versi questo si sente. Nel ‘87 va negli Stati Uniti dove collabora a lungo con l’Università di Princeton divenendo direttore del corso di scrittura creativa. La sua poesia accanto a quella di Heany è la più conosciuta ed amata nei paesi di lingua inglese. Ma Maldoom è meno avvicinabile: poeta molto colto è come se stratificasse i testi come fa un virtuoso della lingua al cui interno fa continui riferimenti. Ultimamente i testi sono più opachi: nelle ultime raccolte domina il gioco del linguaggio, raffinato e complicato insieme, a favore della complessità; c’è da lavorare per trovare il senso… Ma la bellezza dei suoi scritti risiede anche nell’effetto sonoro e sentirlo leggere i suoi poemi (come farà a Reggio) sarà un’esperienza da non perdere». —
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