Vola alta la parola chiude con i versi “viandanti” di Biancamaria Frabotta
Ultimo appuntamento oggi alle 21.30 per il ciclo di letture a Palazzo da Mosto «Qui è racchiusa la mia esistenza»
«Io sono poetessa e intera non appartengo a nessuno». Così nella raccolta “Il rumore bianco” si presenta Biancamaria Frabotta, che questa sera alle 21.30 a Palazzo da Mosto, in dialogo con Roberto Galaverni, chiude il ciclo “Vola alta parola” curato da Guido Monti. Già docente all’università La Sapienza e negli anni ‘70 militante nel Collettivo femminista comunista, giornalista del Manifesto, la Frabotta, è oggi una delle più affermate poetesse italiane.
«Spero di dare questa sera al pubblico chiarimenti sull’opera “Tutte le poesie” (ed. Mondadori) – spiega la poetessa – mi inquieta un po’ parlare di me, ma qui è racchiusa la mia esistenza partendo dagli anni ’70 per arrivare all’ultima poesia pubblicata e, in coda all’ultimo libro, componimenti inediti scritti follemente in due mesi quasi senza dormire, in cui ci sono io con le stesse domande che mi ponevo all’inizio».
La Frabotta puntualizza che le varie fasi racchiuse in “Tutte le poesie” corrispondono a tematiche diverse che riguardano i cambiamenti intercorsi nella sua vita. «Sse non fossi vissuta come ho fatto – prosegue la Frabotta – non avrei scritto in un certo modo con questa impronta stilistica immutabile: soltanto che nei primi tempi tutto risente di una certa complicazione psicologica dovuta ad un momento travagliato legato alla giovinezza, agli anni del femminismo. Ma sempre al centro si trova il tema della “viandanza”, dell’andar per via e il rapporto con mia madre».
Dopo tanti viaggi ora la Frabotta vive nella sua casa di campagna nella Maremma, «dove ho imparato ad amare la natura. Sono diventata “vegetale” perché prima ero “marina”. Ho provato da poco ad apprezzare la sensazione di cosa vuol dire abbracciare un albero, nutrire una pianta. La natura costituisce adesso un altro tema del mio “andar per via” di cui parlo in questo ultimo libro dal titolo “La materia prima” dedicato all’invecchiamento che si sente a livello corporeo»
In ogni caso – ci rivela – questo suo cammino poetico per lei è complementare rispetto all’attività di docente alla Sapienza, dove insegnava letteratura del ‘900. La Frabotta, allieva di quel Walter Binni famoso per aver riposizionato a livello critico la figura di Giacomo Leopardi, ha lasciato un ricordo così profondo tra chi ha frequentato i suoi corsi che le è stato dedicato il volume “Il libro degli allievi per Biancamaria Frabotta” (1984) con la pubblicazione dell’ultima sua lezione. —
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