Gazzetta di Reggio

L’intervista 

Modena City Ramblers «E ora torniamo all’acustico»

Adriano Arati
Modena City Ramblers «E ora torniamo all’acustico»

La band reggiano-modenese questa sera in concerto al Praticio Rock 

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Una serata di festa, per presentare un volto insieme nuovo e antico di brani amatissimi. Si preparano a viverla questa sera i Modena City Ramblers, attesissimi ospiti d’onore di Praticio Rock, la classica festa estiva di Praticello di Gattatico. La band reggiano-modenese è impegnata nel “Punk & Acoustic Tour” pensato per promuovere l’ultimo album “Riaccolti”, rivisitazione in chiave acustica del proprio canzoniere incisa dal vivo all’Esagono di Rubiera. Un omaggio quindi al proprio passato, realizzato a vent’anni da “Raccolti”, un album live acustico registrato nel 1998 al mitico Sisteen Irish Pub di Novellara.

«È una bella occasione – racconta Davide “Dudu” Onfiani, voce dei Modena City Ramblers – per presentare dal vivo versioni piuttosto diverse dei brani che il nostro pubblico già ben conosce. Al Praticio giochiamo in casa, ci sarà sicuramente una bella atmosfera e per poi sarà una festa, anche perché dopo stacchiamo qualche giorno per riposarci, prima di riprendere il tour. Vogliamo festeggiare col pubblico».

Sentiremo anche gli arrangiamenti dell’ultimo disco acustico?

«In parte sì. Non ci saranno chitarre elettriche, torneremo interamente all’acustico come alle origini, ad inizio anni ’90. Per i nostri ascoltatori più giovani sarà la prima volta in cui sentiranno questo approccio, negli ultimi dischi la chitarra elettrica infatti ha sempre avuto un ruolo importante nel nostro suono».

Una novità quindi radicale per i nuovi fan?

«Non radicale, perché comunque avremo basso e batteria. È un concerto all’aperto, sudato, in cui ballare, e la sezione ritmica serve eccome. Ci piacerebbe poi fare qualcosa di diverso il prossimo inverno».

Un tour teatrale?

«Qualcosa del genere, e comunque un giro di concerti completamente acustici, con percussioni e senza basso e batteria, come nel disco. Vedremo se ce la faremo, quella sarebbe una bella sfida».

Soprattutto per lei come cantante, no?

«Sicuramente, e sono molto motivato in questo senso. Nel tour attuale infatti si balla e l’approccio è il solito, pur senza le elettriche. In un luogo raccolto, dove senti ogni respiro, per me come cantante l’impegno sarebbe molto diverso. E mi piacerebbe mettermi alla prova».

Ecco, voi suonate tantissimo dal vivo, e il repertorio deve mantenere capisaldi fissi. Ma la voglia di cambiare qualcosa ogni tanto c’è?

«Sì, è normale, è un modo per avere nuovi approcci e e diverse esperienze, per continuare a mettersi alla prova. E anche per mostrare altri aspetti di noi al nostro pubblico, che fortunatamente è sempre numeroso e davvero multigenerazionale».

Questo è un tema importante. I vostri ascoltatori più giovani nemmeno c’erano, negli anni ’90. Come potete accontentare tutti?

«Il tour acustico è anche una risposta a questa riflessione, che noi ci poniamo. Chi ha conosciuto gli ultimi nostri dischi, con un suono rock, magari si troverà spiazzato e sarà bello fare vedere un altro lato del nostro lavoro».

E farlo dal vivo. Sempre più la vostra dimensione principale?

«Noi ci riteniamo fortunati, perché abbiamo sempre molto pubblico, anche quando i concerti sono a pagamento. E pensare che oggi qualcuno paga un biglietto per vedere un tuo concerto è speciale. Abbiamo un pubblico che va da giovanissimi a gente più anziana di noi, e non siamo certo un gruppo spinto sui grandi canali. È un privilegio».

Domanda quasi inevitabile visto il periodo e il luogo. Suonerete a Praticello, a due passi da Campegine, Casa dei fratelli Cervi e della prima pastasciutta antifascista, nel 25 luglio 1943. Cosa dice delle recenti polemiche?

«Che purtroppo non sono casi isolati. Si è parlato di Sassuolo dove il sindaco non ha concesso il patrocinio alla pastasciutta perché la parola “antifascista” è divisa, “anti” non va bene. Ma non è purtroppo l’unico».

E il suo parere?

«Io il 25 luglio sarò a Montefiorino a festeggiarla, la pastasciutta antifascista. Certo che “anti” è divisivo, divide fra ciò che è lecito, secondo la Costituzione, e ciò che non lo è. Ma i tempi che viviamo non sono dei più tranquillizzanti. Credo pure che le polemiche su questi temi servano spesso per spostare l’attenzione da altre questioni». —





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