Gazzetta di Reggio

Chiostri di san Pietro 

Il Festival dei Pianisti Italiani torna con “Le piace Brahms?”

Giulia Bassi
Il Festival dei Pianisti Italiani torna con “Le piace Brahms?”

Domenica sera (ore 21) con Silvia Mazzon, Anton Niculescu, Marcello Mazzoni in un programma che prevede anche musiche di Haydn e Mendelssohn

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Dopo il notevole successo delle prime due serate che hanno visto protagonisti il quartetto Arpe Diem ed il pianista Sandro De Palma, ritorna al Chiostri di San Pietro domenica alle 21 il Festival dei Pianisti Italiani con un denso quanto fascinoso programma cameristico comprendente musiche di Haydn, Mendelssohn e Brahms, compositore a cui è dedicato il titolo della serata “Le piace Brahms?” ispirato al film degli anni ’60 con Ingrid Bergman. Lo struggente e melanconico tema principale del classico hollywoodiano è il terzo movimento, Poco Allegretto, della terza Sinfonia del grande compositore amburghese: il brano, un’interessante trascrizione d’epoca, verrà eseguito nella versione per trio dai tre protagonisti della serata, ovvero Silvia Mazzon, Anton Niculescu, Marcello Mazzoni. Il programma comprende inoltre il Trio in sol maggiore di Haydn Hob: XV:25 che gode di una grande fama per il coinvolgente Rondò all’Ongarese, per questo il brano è detto “GipsyTrio”di Haydn; a seguire, il romanticissimo primo Trio op.49 di Mendelssohn, opera incantevole venata da una sottile malinconia, di cui Schumann ebbe a dire: «Questo è il lavoro di un maestro, come lo furono a loro tempo i trii in si bemolle maggiore e in re maggiore di Beethoven e quello in mi bemolle di Schubert… Mendelssohn è il Mozart dei nostri tempi, il più brillante dei musicisti, quello che ha individuato più chiaramente le contraddizioni dell’epoca e il primo che le ha riconciliate tra loro».

Chiude la serata la Danza Ungherese n.4 di Brahms il cui umore si collega al Trio di Haydn. Egli scrisse ben 21 di questi pezzi e il suo più grande merito è di aver fissato nella scrittura alcuni temi della tradizione zigana senza contaminarne la vena più autentica, la vitalità, la varietà e la leggerezza ritmica. Per quanto riguarda gli esecutori, da rimarcare la presenza di Anton Niculescu, strumentista di fama mondiale. Nato a Bucarest da una famiglia di musicisti, ha iniziato lo studio del violoncello; con la madre, pianista, ha avuto le prime apparizioni sul palcoscenico, a 12 anni. Poco tempo dopo appare come solista, a 14 anni, con la Filarmonica “Moldova”, a Jasi. I suoi insegnanti sono tra i più famosi violoncellisti: Radu Aldulescu, Antonio Janigro, Daniil Safran. È stato primo violoncello solista al Teatro alla Scala di Milano, al Teatro Comunale di Firenze e al Teatro Bellini di Catania. Svolge una intensa attività concertistica internazionale in Europa, Stati Uniti, Giappone, Russia, iene regolarmente Master–Classes in tutto il mondo e fa parte delle giurie dei concorsi internazionali. Mstislav Rostropovich lo ha definito «un violoncellista eccezionale con una straordinaria tecnica e una profonda sensibilità». Il Festival dei Pianisti Italiani, direttore artistico Marcello Mazzoni, è organizzato da Italian Classics in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia e la Fondazione Palazzo Magnani. —





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