Il magnifico trittico di Aterballetto seduce i Chiostri di San Pietro
Tre modi di presentare le relazioni umane con una tipologia di danza diversissima emerge nel trittico presentato da Aterballetto nei Chiostri di San Pietro stipati di pubblico. In scena una coppia sia per “Abiectio” sia per “O”, rispettivamente di Damiano Artale e Philippe Kratz, che a loro volta danzano nelle loro creazioni. Ciascuno con una partner, nella prima Arianna Kob, versatilissima, e nella seconda l’impeccabile Ivana Mastroviti, ad hoc per una danza robotizzata; chiudeva “Bliss”, capolavoro di Johann Inger. Sarà la musica potente di Bach e Fauré, ma la coreografia di Artale mostra una speciale espressività: il contrasto tra note ieratiche, le prime, e lamentose le seconde, caratterizza la gestualità con complessi intrecci di braccia a volte convulsi, per comunicare il dramma legato alla tematica della coreografia: la reazione dell’animo umano a seguito di una violenza, per cui mai i due danzatori riescono veramente a lasciarsi. Nella seconda parte, domina il senso di una pacatezza rassegnata espressa con un passo minuto riconducibile ad un sentimento che lascia intravedere la possibilità di un momento consolatorio.
Misurata e intima la coreografia di Artale, e a seguire l’estroversa “O” di Kratz. Al centro la storia di due umanoidi / robot che per la prima volta interagiscono. Non c’è giudizio ma una presa d’atto con momenti carichi di tenerezza e di ironia.
Come un crescendo, la coreografia di Inger con tutta la compagnia è uno stupendo gioco sulla musica di Keith Jarret il cui pianoforte sembra travolgere tra salti, scale, corse continue. Succede che i danzatori – davvero eccellenti – devono sfidarla. Tutto passa. Rimane solo un’impercettibile pulsione, un soffio vitale pronto a generare nuova energia. —
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