L’arte visionaria di Pietro Ghizzardi in un nuovo catalogo con 650 opere
Presentata la raccolta in 2 volumi della Fondazione Ligabue. Inseriti anche saggi che ricostruiscono la vita dell’artista
PARMA Ci fu un tempo, alla fine degli anni Cinquanta din cui conviveva una trinità di pittori medio padani, in realtà molto diversi tra loro che in comune avevano una singolare grandezza e originalità creativa al limite del genio spontaneo: Antonio Ligabue, Bruno Rovesti e Pietro Ghizzardi. Tutti vivevano vicinissimi, in un fazzoletto di terra in riva al Po di pochi chilometri quadrati, allucinati da visioni contrastanti ed incomunicabili se non con la pittura. . Le loro vite si sono svolte lontano dai grandi centri, tutti e tre al margine di una civiltà contadina che veniva scomparendo, trasformandosi per l’abbandono dei campi e l’industrializzazione anche a livello locale.
Rovesti temeva la guerra atomica e la immaginava come una enorme inarrestabile inondazione del Po che tutto avrebbe reso fango, Ghizzardi si rendeva conto che la modernità che avanzava uccideva le tenerezze e le quotidianità degli incontri e Ligabue inseguiva nella giungla o nella pace del lavoro dei campi una prima ora di quiete che gli è sempre mancata.
E tutti e tre hanno disseminato queste terre di capolavori. Basterebbe questo per giustificare il fatto che la Fondazione Archivio Antonio Ligabue di Parma, dopo aver pubblicato il catalogo dei dipinti di Ligabue – e mentre sta lavorando alla redazione del catalogo generale di tutta la sua produzione, dalle tele ai disegni fino alle sculture e alle incisioni – abbia pubblicato il “primo catalogo generale dei dipinti di Pietro Ghizzardi”, che è stato presentato nella sede della Fondazione, in viale Campanini 34 a Parma.
A parlarne sono stati gli stessi gli autori dei due eleganti volumi, corredati di immagini di notevole qualità: Augusto Agosta Tota, fondatore e presidente della Fondazione Archivio, e Marzio Dall’Acqua, storico dell’arte, che hanno curato l’opera in due volumi raccogliendo quasi 650 tra dipinti e disegni schedati scientificamente.
La direzione artistica è di Franco Maria Ricci e Laura Casalis Ricci, con il coordinamento editoriale di Anita Molinari.
Il volume contiene una serie di saggi che ricostruiscono l’avventura umana di Pietro Ghizzardi “incantato dalla bellezza”, la completa bibliografia e la fortuna critica, il suo gusto per la memoria e per il rimpianto nostalgico e poetico del passato, la sua “Cappella Sistina” nella decorazione dei due piani di Villa Soliani-Falugi a Boretto.
Con un saggio hanno collaborato anche Gustavo Marchesi, che curò la pubblicazione dell’autobiografia del pittore “Mi richordo anchora”, premio Viareggio 1976, e Vittorio Sgarbi. Tutti i testi, oltre che in italiano, sono tradotti in inglese e tutte le opere pubblicate fanno parte dell’Archivio Museo Ghizzardi.
È in preparazione anche la seconda edizione del catalogo generale delle opere di Pietro Ghizzardi e per questo la Fondazione Archivio ha invitato i collezionisti a contattarla per l’inserimento delle opere in loro possesso, qualora non siano già state pubblicate nel primo catalogo. —
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