Gazzetta di Reggio

La terra più giovane 8 agosto 1849: Rolo da Mantova passa a Reggio Emilia

Ettore Samigli
La terra più giovane 8 agosto 1849: Rolo da Mantova passa a Reggio Emilia

Revisione dei confini settentrionali tra contrabbandi e mulini natanti L’accordo fra l’imperatore Francesco Giuseppe e il duca di Modena 

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frontiere

Onde consentir la bramata regolarità dei confini, l’8 agosto 1849 si stipula l’ultimo Trattato internazionale fra Ducato Estense e Impero d’Austria. Rolo, oggi reggiano, è oggetto dello scambio tra Francesco Giuseppe (marito della famosissima Sissi) e Francesco V ultimo duca di Modena.

C’era in ballo la Libera navigazione in Po (coi diritti di Finanza) che gli stati rivieraschi volevano rendere operativa per allargare commerci e mercati, lungo le sue sponde. Così il piccolo comune chiamato allora, Rolo Mantovano, con una piccola parte della limitrofa Gonzaga (quella compresa fra i canali Tagliata e Parmigiana) viene aggregato alla sponda destra del Grande fiume e passa dall’Imperial Regio Lombardo Veneto alle più raccolte ali dell’Aquila bianca modenese.

Le mappe lo dimostrano si trattava di un’inclusione di terreno completamente avulsa dal contesto circostante, un bengodi per contrabbandieri e frodatori dei Regi ducal dazi.

Quasi naturale lo scambio. Per avere Dominio di sovranità sul piccolo abitato, l’Austro Estense Modena rinuncia ai “diritti fluviali” nel suo tratto di Po, tra Brescello, Boretto, Gualtieri, Guastalla e Luzzara. E non è poco, infatti si pensi che tra mulini natanti in cerca delle correnti migliori per macinare, commerci di frodo, usi d’acque, diritti d’attiraglio e di caccia e pesca, il ritorno economico e le conseguenti liti fra reggiani, modenesi e mantovani si perdono nella notte dei tempi.

Non che Rolo fosse l’unico luogo deputato alle frodi, perché fino al 1848, in Appennino, lungo l’Enza e il Po il confine faceva le bizze e consentiva scambi illeciti di cuoio, legna, formaggi e castagne.

Tanto che i due ducati padani di Parma e Modena e il Granducato toscano si accordarono firmando il 24 novembre 1844 a Firenze un Trattato “segreto” ( e operativo 4 anni dopo, con la morte di Maria Luigia nel dicembre 1847) che rendeva più omogenei i loro contatti, per combattere i contrabbandieri e sanare le reciproche Finanze.

Rolo era un castello di antica origine in terra padana, come riporta la Carta Banzoli (del 1720) presso il nostro Archivio di Stato. In quel momento di passaggio, il comune oggi reggiano, ci viene raccontato con tutti gli altri dal VIII volume di “Documenta” (Edizioni Antiche Porte) che recupera la Statistica Estense, di Carlo Roncaglia, negli anni di fine ducato e quindi di pochissimo postumi al passaggio in questione.

In essi si legge che Rolo (annesso subito alla provincia modenese che amministrava già i nostri San Martino in Rio, che prima si diceva d’Este, e Rubbiera) aveva una Fiera la prima domenica d’agosto e nei tre giorni successivi, un’altra si teneva il 28 ottobre. La sua parrocchia con quella della frazione di Moglia, però, continueranno a dipendere dal vescovado di Mantova.

Era un’amministrazione di terza classe (cioè presieduta da un Sindaco e quattro Anziani, come consiglieri). Nel 1854 aveva 2.219 anime e una superficie di quasi 12 km quadrati e per la Giustizia dipendeva dalla Giusdicenza di Carpi.

Per la cronaca tutta la nostra provincia era popolata, allora, da circa 164mila persone, oggi solo nel comune capoluogo siamo di più. A quel tempo, inoltre, eravamo divisi in due: a nord, la Provincia della Bassa, con capoluogo Guastalla e l’altra più a sud fino agli Appennini con capoluogo Reggio.

La Guardia Nobile d’Onore marchese Antonio Maria Taccoli, si recherà sul posto dopo le opportune notificazioni, tra afa e zanzare o le prime nebbie, per raccogliere il giuramento di fedeltà dei nuovi, ultimi sudditi estensi a cui il Duca aveva promesso benevolenza e cure, oltre all’imparzialità di governo.

La Storia però, da lì a breve, impedirà al piccolo comune della Bassa di godersi le amorevoli attenzioni ducali, annettendolo prima al sabaudo Regno di Sardegna e poi, definitivamente, all’Italia. —

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