Pietro Mussini alla 70esima edizione del Premio Michetti tra arte e tecnologia
L’artista reggiano in mostra a Francavilla al Mare (Chieti) con un’opera dove «natura ed artificio si integrano»
Pietro Mussini, che vive e lavora a Reggio Emilia, insieme ad altri 41 artisti provenienti dall’Italia e dall’estero è presente, con la sua opera dal titolo “Il cielo nasconde ciò che lo sguardo non sente”, alla 70esima edizione del Premio Michetti, importante appuntamento nazionale che, dopo la Biennale di Venezia, è la più longeva manifestazione dedicata all’arte contemporanea.
Il Premio infatti nasce nel 1947, a Francavilla al Mare (Chieti), e viene intitolato a Francesco Paolo Michetti (1851-1929), pittore e fotografo originario del piccolo comune abruzzese che svolse un’intensa attività di promozione culturale fondando anche un cenacolo frequentato da intellettuali come Gabriele D'Annunzio, Matilde Serao, Edoardo Scarfoglio e Basilio Cascella. Dal ‘47 ad oggi la manifestazione ha visto la presenza di artisti quali De Pisis, Sassu, Burri, Fontana, Vedova, Kounellis, Mattiacci e di esperti di chiara fama chiamati a curare le diverse edizioni, tra cui Bonito Oliva, Sgarbi, Barilli, Caramel e Zecchi. Il Premio ha cercato di coniugare, sin dalle prime edizioni, spinte moderniste e linguaggi della tradizione, raccogliendo l’eredità di Michetti e in particolare il valore attribuito alla fotografia, intesa non come strumento di mera riproduzione, ma quale mezzo di ricerca e sperimentazione che dalla percezione oggettiva del reale penetra nell’immaginario individuale.
Anche questa 70esima edizione parte dalle medesime premesse proponendo una mostra, inaugurata il 13 luglio scorso a Francavilla, alla quale i curatori Anna Imponente e Claudio Cerritelli hanno attribuito un significativo titolo: “Attraversamenti tra arte e fotografia”.
L’opera di Mussini “Il cielo nasconde ciò che lo sguardo non sente” si colloca coerentemente in tale contesto, sviluppando un progetto di ricerca sul paesaggio realizzato attraverso mezzi tecnologici. «Artista e macchina – si legge sul catalogo della mostra nella presentazione dedicata all’autore reggiano – sono strumento sensibile a stimolazioni e ad immaginari ove passato, presente e futuro si integrano in una deriva poetica per una più vasta varietà di interpretazioni». L’attenzione di Mussini, come ha affermato Claudio Marra (docente del Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna), si focalizza su una «condizione nella quale natura ed artificio finiscono per integrarsi proficuamente», e ancora più in particolare «sulla parte logica del processo percettivo, su quella idea e quella esperienza del guardare che le tecnologie informatiche stanno profondamente modificando».
L’artista reggiano vanta una pluridecennale attività di produzione ed esposizione di opere, e tra le principali mostre alle quali ha partecipato sono da segnalare: “La Neomerce”, Milano-Parigi (1985); “Premio Marche”, Ancona (1987); “Personale”, Reggio Emilia (1988); “L’intimità tecnologica”, Rimini (1990); “L’arte alla sfida delle tecnoscienze”, Parigi (1993); “Oltre la scultura”, XVI Biennale, Padova (1995); “XXV Premio Marconi”, Bologna (2010). —
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