I riti delle antiche famiglie reggiane dai matrimoni con la “maggiolata” alle gite estive e la Befana fascista
Visita guidata nella quarta sezione della mostra fotografica allestita all’interno della biblioteca Panizzi. Al centro degli scatti le abitudini di borghesi, ricchi e contadini a Reggio e provincia tra il 1850 e il 1950
REGGIO EMILIA. Il giorno del fidanzamento e quello del matrimonio. Il battesimo, la comunione e la cresima dei bambini. Il Natale in famiglia, l’epifania, il carnevale, i momenti insieme a tavola. Poi le vacanze e le gite. Sono solo alcuni dei tanti riti che accomunano le famiglie, sia quelle ricche che quelle povere. Da sempre.
Ed essendo momenti clou della vita insieme, sono sempre stati tra i più immortalati dai fotografi professionisti ed amatoriali nel corso del tempo. Tutto ciò emerge anche negli scatti in mostra alla Panizzi, fino a fine settembre, in occasione della mostra “Famiglie. Un mondo di relazioni. I fondi fotografici delle famiglie in Biblioteca Panizzi”, che proprio ai riti delle famiglie reggiane dedica una sezione. Sezione di cui riproponiamo alcuni scatti, in una visita guidata possibile grazie alla collaborazione fra la Panizzi e la Gazzetta d Reggio.
Come spiegano le curatrici Laura Gasparini, Monica Leoni ed Elisabeth Sciarretta, «la prima cosa che hanno sempre ritratto i fotografi sono i riti famigliari, quindi i matrimoni, i fidanzamenti, le comunioni, eccetera. Ed emergono così particolari che ci sembrano strani oggi giorno: ad esempio non tutte le spose sono così riconoscibili il giorno delle nozze, perché non sempre avevano l’abito bianco. Alle volte erano vestite in abiti normali e le si riconosce da un dettaglio, comi i fiori in mano».
Ci sono poi foto di riti che col tempo sono andati via via perdendosi «come la maggiolata, un rito propiziatorio che facevano i contadini affinché il raccolto fosse abbondante». Un’altra curiosità? Le gite. «Sono spuntate dai cassetti dei ricordi – proseguono le curatrici – anche foto in cui si vedono delle galline scorrazzare portate con sé dai proprietari quando andavano lontano da casa. In questo modo si aveva il pranzo “da asporto” con uova e galline al seguito».
Ecco che poi si possono vedere immagini di funerali in pompa magna di personaggi importanti, come quello solenne dell’ingegner Caffarri, comandante dei vigili del fuoco, del 1922. Non ci sono tante foto del Natale nella collezione della fototeca della Panizzi. Mentre ci sono vari scatti dell’epifania.
«È sempre stata, evidentemente, una festa molto sentita: abbiamo ad esempio vari scatti della befana fascista o della befana dei vigili. Anche del carnevale, così come del Natale, solitamente momenti molto fotografati, non abbiamo tanti scatti». Si possono vedere poi i banchetti dei contadini durante la vendemmia. Fino ad arrivare alle vacanze.
«Un tempo si andava vicino a casa, alla Pietra di Bismantova, sul Po, e si era già tra i più fortunati. Le famiglie più facoltose partivano invece con carrozze o a bordo delle prime auto per andare in gita al mare o in montagna». È il caso delle foto di Maria Melato col figlio Luciano a Viareggio, o di Romolo Valli con la madre in montagna, o di Togliatti con la figlia Marisa in vacanza a Ponza a metà anni ’50 (dell’archivio Nilde Iotti).
«Queste foto, di noti personaggi ritratti in momenti di vita quotidiana, le abbiamo inserite in mostra perché testimoniamo momenti intimi e familiari lontano da situazioni istituzionali». Per concludere, ci sono le foto delle colonie, che erano attese tutto l’anno dai bambini. «Ad esempio ci sono scatti bellissimi delle colonie sul Po».
La classe borghese durante il XIX secolo, spiegano ancora le curatrici, «si caratterizza per una forte consapevolezza nel costruire la famiglia come elemento significativo dell’identità sociale e culturale. Essa, infatti, arroga a sé molti dei compiti che i nobili, invece, delegavano ad altre figure, come ad esempio l’educazione dei figli, oppure quella musicale e religiosa».
Le grandi trasformazioni economiche e sociali hanno costretto la classe borghese «ad una maggiore vicinanza con quella contadina o operaia, classi sociali produttive anche se con diversi ruoli tecnici e sociali. L’organizzazione domestica, le assegnazioni dei ruoli dei diversi componenti della famiglia, in particolare della donna, hanno determinato un forte sviluppo della classe media e il suo lento affermarsi nella società come modello, con le sue diverse sfaccettature e differenze a seconda delle aree geografiche e culturali».
Questi modelli determinano riti laici, pratiche della vita quotidiana e domestica «che volentieri vengono ritratti in fotografia, per confluire negli album o nella cassetta dei ricordi. Queste immagini non racchiudono solamente la documentazione di un momento importante, ma sono significative per ricordare i comportamenti, i sentimenti, i giochi di relazioni durante i momenti più intimi della famiglia», concludono Leoni, Sciarretta e Gasparini.
Intanto prosegue la chiamata pubblica lanciata il 25 maggio: fino al 31 ottobre è in corso la call lanciata dalla Panizzi in collaborazione con la Gazzetta e rivolta ai cittadini che vogliono donare foto di famiglia alla Fototeca. Possono essere consegnate personalmente il martedì e il giovedì dalle 9 alle 12 e devono essere accompagnate da una scheda informativa e da una liberatoria.
L le immagini vengono catalogate e digitalizzate ed entrano a far parte del patrimonio della Panizzi,e di tutta la città. Le foto devono essere relative al periodo 1850-1950. L’ideale sono i ritratti e momenti familiari, ancora meglio se scattate a Reggio o in provincia. Particolarmente ricercate le foto più antiche, quelle dell’800 e del primo ‘900. Per informazioni chiamare il numero 0522/456084.
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