I ko della Grissin Bon e il killer della sciarpa nell’ultimo giallo “arsan” di Landini
Dopo ogni sconfitta un tifoso biancorosso viene ammazzato e il commissario Poli deve studiarsi anche Umberto Eco
. Chissà se l’ispirazione gli è venuta mentre - da appassionato e cronista di basket - cercava di capire e di metabolizzare quel rosario di sconfitte che, la passata stagione, sembrava non abbandonare mai la Pallacanestro Reggiana.
Di certo, dopo il suo romanzo d’esordio (Via Togliatti 7, pubblicato nel 2017), questo giallo di Tommaso Landini - storico collaboratore della Gazzetta- tradisce tutta la passione dell’autore per lo sport della palla a spicchi.
L’intuizione alla base de “La sciarpa” (Europa Edizioni, 12.90 euro, 128 pagine) è aver costruito, cucito un giallo di buona fattura su una città - Reggio Emilia - che Landini riesce a tratteggiare per quella che è: piccola, graziosa, senza segreti e al tempo stesso, inquietante; perfetta per essere “battezzata” come paradigma del grande iato tra virtuale e reale. Perfetta per diventare - con i suoi internauti molto reggiani, anzi “arsan”- la tela su cui scrivere, per l’ennesima volta, la famosa frase di Umberto Eco. Quella sulle legioni di imbecilli”, ricordate? Quelli che senza internet, senza i social, sarebbero ancora gli imbecilli dei bar, quelli che venivano sistematicamente zittiti e magari anche cacciati dal locale. Cosa c’entra il più illustre semiologo italiano con l giallo a tinte biancorosse di Tommaso Landini?
C’entra perché qui, coloro che la sparano grossa sul web - dicendo semplicemente la loro sulla ennesima sconfitta dei biancorossi - vengono messi a tacere. Ma per sempre.
Il protagonista di questo giallo è un commissario di polizia molto reggiano, Roberto Poli, chiamato a risolvere un caso che - ko biancorosso dopo ko biancorosso - diventa sempre più intricato. Quattro omicidi di altrettanti reggiani che hanno solo una cosa che li lega: la loro ora scocca dopo le partite della Grissin Bon. Quattro sconfitte e quattro tifosi biancorossi “giustiziati”. Tutti nello stesso modo: strangolati con una sciarpa della Pallacanestro Reggiana. E accanto ai loro corpi senza vita, oltre all’arma del delitto, a mo’ di firma, la solita frase, che tante volte leggiamo anche noi quando mettiamo il naso nei social: “Aveva ragione Umberto Eco”. L’indagine che l’investigatore che l’autore ha voluto anche appassionato di basket si dipana in una Reggio non abituata ai clamori di una cronaca nera così tambureggiante. E questo fatto rende Roberto Poli molto umano: Landini lo descrive come quasi schiacciato dalla responsabilità di fermare la catena degli omicidi e dare quindi un volto e un nome al killer della sciarpa.
Così l’indagine si snoda lungo le fasi - anzi, i tempi - di una partita di basket. Che tutti sanno quando comincia ma nessuno può dire in anticipo quando suonerà la sirena che manderà tutti, vincitori e vinti, negli spogliatoi. E ad esempio la bravura narrativa di Tommaso Landini la si può cogliere verso il finale del libro, quando la polizia sembra aver chiuso il caso e preso il killer della sciarpa (cioè quando ci si avvia alla fine della partita) ma un alibi lo scagiona, portando la partita-indagine ai tempi supplementari. Quando Poli avrà la meglio. —
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