Gazzetta di Reggio

Il libro 

Viaggi, incontri, voci e suoni in dialogo con Andrea Papini

Luca Tondelli
Viaggi, incontri, voci e suoni in dialogo con Andrea Papini

La vicenda umana e professionale del grande pianista, cieco dall’età di 5 anni raccontata tra le pagine di “Lasciar suonare una farfalla” scritto da Serena Corsi 

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Ci sono libri che spiccano perché raccontano storie e vicende straordinarie. Ce ne sono altri che invece emergono per un’alta qualità della scrittura, capace di trasmettere sensazioni e riflessioni profonde. E poi ce ne sono pochi che riescono a unire entrambe queste dimensioni. Un esempio è “Lasciar suonare una farfalla”, scritto da Serena Corsi e appena pubblicato da Abao Aqu, che racconta le “Storie di Andrea Papini, pianista”.

Una vicenda umana e professionale unica quella di Papini, musicista e compositore jazz, fiorentino di nascita ma reggiano di adozione, cieco dall’età di 5 anni, ascoltata e fatta propria da Serena Corsi, diplomata alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, giornalista free lance e scrittrice. Un libro nato nell’arco di nove mesi in cui si sono susseguiti tantissimi incontri tra Serena e Andrea. Tanto che il libro si è quasi evoluto e trasformato tra le mani della giovane scrittrice.

Lo racconta lei stessa: «L’idea iniziale di cui avevo parlato con Emanuele Ferrari (presidente di Abao Aqu, ndr) era quella di raccogliere in un libro esperienze di vita speciali di persone reggiane. Ho pensato subito ad Andrea: l’idea era quella di fare tre o quattro incontri e trarne un capitolo del libro. Ma poi questi incontri sono proseguiti, per mesi, e sono diventati un dialogo che non è soltanto la narrazione della vita straordinaria di Andrea, ma sono diventati qualcosa di diverso, più ampio, dialoghi simbolici su aspetti e temi che credo facciano parte della vita di ognuno».

Infatti in molti punti la narrazione della storia di Andrea si intreccia e si fonde con altre della vita di Serena. Un intreccio da cui nasce una formula innovativa e per certi versi sorprendente, che si allontana dal classico libro-intervista per diventare il romanzo di una vita, anzi, forse di due.

Certo, c’è tutto ciò che ha reso unica quella di Papini, oggi uno degli interpreti jazz più conosciuti nel panorama nazionale. Dal glaucoma diagnosticato nei primi mesi di vita, all’intervento chirurgico subito a 5 anni che avrebbe dovuto migliorare la situazione, ma che invece si rivelò un’operazione sbagliata che gli tolse del tutto la vista.

«Quando succedono le cose – scrive Serena citando il pensiero di Andrea – e ne abbiamo coscienza, possono turbarci le loro conseguenze, ma da bambini siamo sintonizzati su altro, non esiste che il presente, così quando quell’operazione sbagliata mi ha tolto la vista, io non ho provato sconforto». Quasi potesse essere solo un cambio di stato, di dimensione: da lì la vita di Andrea si sviluppa in un modo nuovo, ma comunque pieno di incontri, di voci, di suoni, di persone e di musica, e anche lo sguardo letterario di Serena si raccorda a questa dimensione. E lo accompagna nei viaggi in Inghilterra, negli Astati Uniti, in Nord Africa, in Europa, negli incontri con grandi musicisti i cui nomi sono ben noti a chi conosce l’ambiente jazz (John Taylor, Mike Williams, Arny Somogyi, Martin Hathaway, Gianni Cazzola, Luigi Bonafade, Andrea Olivi, Nicola Stilo, Barry Harris) e altri magari meno conosciuti, ma importantissimi per la formazione personale e umana di Andrea. Che del suo incontro con Serena racconta: «Ci eravamo incrociati in treno un paio di volte, e parlando avevamo scoperto di avere amici comuni. Poi uno di questi amici mi ha detto che lei stava lavorando all’idea di un libro, chiedendomi se sarebbe stato possibile incontrarci per parlarne. Dagli incontri sono venuti fuori tanti ricordi, storie, incroci, non solo miei ma anche suoi, e questo è stato molto interessante». Il tutto fuso in un libro che lascia una traccia profonda in chi lo legge. —



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