Aterballetto debutta con “Dreamers” tre coreografie per esplorare il mondo
Lo spettacolo andrà in scena venerdì sera a Rovereto A confronto Philippe Kratz, Ohad Naharin e Rihoko Sato
Un Trittico per Aterballetto che rappresenta la fase di lavoro della Fondazione Nazionale della Danza, impegnata nell’esplorazione di universi coreografici e culturali all’opposto tra loro sul piano espressivo, ma accomunati da una profonda sensibilità umana. S’intitola “Dreamers” e debutta venerdì sera al Teatro Zandonai di Rovereto (ore 20.30), frutto di una coproduzione internazionale nell'ambito del Festival Oriente Occidente.
In "Dreamers" spiccano le illustri firme di Ohad Naharin, coreografo di Batsheva Dance Company, e di Rihoko Sato, musa e interprete preferita di Saburo Teshigawara; accanto a loro Philippe Kratz, coreografo e ma anche apprezzatissimo danzatore di Aterballetto. Questa sua nuova ceazione “cloud | materia" è ispirata alla figura di Anni Albers – artista e designer cresciuta nel clima della Bauhaus – secondo la quale le arti e i mestieri sono mezzi per aiutare ciò che è teorico (“cloud”) a divenire tangibile (“materia”). «Le parole “cloud” (nuvola) e “materia” – spiega Kratz – si riferiscono a una citazione di Anni Albers pubblicata nel suo libro “On Designing” (1959), in cui la tessitrice e artista Bauhaus cerca di spiegare il suo approccio al lavoro creativo quotidiano. Per farlo, oppone il mondo della scienza ai concetti di religione e filosofia. Il primo riguarda il qui e ora, il fisico e il concreto, mentre i secondi pongono obiettivi concettuali che guardiamo da lontano e che consistono di costrutti astratti e ideali. Il suo lavoro si trova al confine. Ciò implica che per lei arti e mestieri sono mezzi per rendere ciò che è teorico (“cloud”) tangibile (“materia”). Per quanto riguarda la danza, se torniamo indietro nel tempo, quale idea, necessità o ambizione si trova agli inizi della sua storia? Diciamo che la sua funzione fondamentale risiede nella sua ritualità. In ogni cultura, la danza era utilizzata per creare e confermare i legami interpersonali. Ancora oggi danzare insieme è un segno di fiducia, allineamento e celebrazione e quindi, in definitiva, un mezzo per generare speranza. Ciò che sta alla base, è l'idea che, guardando indietro, diventiamo consapevoli di come costruire un futuro».
A seguire "Traces" che Rihoko Sato ha creato per Aterballetto, riflette sul passato, i ricordi, la consapevolezza del proprio esistere. «Il presente dura soltanto quel secondo che non finisce mai – scrive Rihoko Sato nelle note di sala – con le tracce di questi fantasmi che ci circondano. Il mio corpo è l’unica cosa vivente, e queste cose possono respirare la vita solo attraverso di me».
Il Trittico si conclude con “Secus”, coreografia di Ohad Naharin, creata per Batsheva Dance Company riallestita per 16 danzatori di Aterballetto. Vanta un collage musicale ecclettico che si estende dall'elettronica di Agf alle seducenti melodie indiane di Kaho Naa Pyar Hai alle armonie risonanti dei Beach Boys. Funge da sfondo mentre si compone sotto gli occhi dello spettatore un alfabeto umano fatto di corse, assoli, gesti tersi e puliti, duetti interrotti, che, attraverso calci precisi e improvvisi, sinuose disarticolazioni delle anche, torsi che si piegano in tutte le direzioni come gomma da plasmare, esprime emozioni pure senza diventare sentimentale. —
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