Risate in dialetto e tanti colpi di scena con l’opera teatrale di Franco Dallasta
La commedia dialettale si intitola “Chi bada a la badante”: «Ho preso spunto da vicende realmente accadute»
REGGIO EMILIA. Una passione iniziata nel 1976 con una commedia musicale come opera prima, poi l’approdo al teatro dialettale nel 1978 e poi ancora nel 1983 come autore di due commedie. Dopo un lungo periodo in cui ha vissuto una sorta di “blocco dello scrittore” inframmezzato dalla produzione di una cinquantina di poesie in vernacolo – che però non ha mai pubblicato e che ancora oggi non ha intenzione di fare – Franco Dallasta è tornato a scrivere per il teatro.
Autore autodidatta, giornalista della Gazzetta di Reggio per moltissimi anni prima di andare in pensione, è sempre stato un autore e poeta a tempo perso. Dopo anni di silenzio ha portato in scena a Brugneto nelle scorse settimane la sua ultima creazione “Chi bada a la badante”. La sua terza commedia dialettale dopo “Un schérz da pret” e “Na partida a briscula” è ambientata ai giorni nostri, ma Dallasta ha già in cantiere un’altra commedia di cui ha già scelto il titolo: “Fiachite”, che racconta di un uomo accusato di non aver voglia di lavorare e che chi si rivolge al suo medico per farsi passare come ammalato di stanchezza cronica. Intanto guarda in maniera distaccata, come è nel suo carattere, al cammino della commedia da poco portata in scena dalla compagnia dialettale di San Martino, a cui da sempre Dallasta affida per prima i suoi lavori.
Anche nello spettacolo “Chi bada a la badante” vengono trattati temi quanto mai attuali. «Come sempre – spiega – prendo spunto da vicende realmente accadute. In questo caso sono partito dal fatto che quando in una famiglia arriva una badante tutti pensano che alla fine ci sia chi se ne innamora e ci finisca a letto. Nella mia commedia, il vecchietto che deve essere accudito si innamora della badante, ma altrettanto accade al figlio e da lì si dipanano una serie di colpi di scena e di imprevisti che spero facciano divertire il pubblico».
Franco, da sempre molto legato a Pieve di Guastalla, la piccola frazione in cui è nato e vive, nella sua prima commedia ha portato in scena personaggi reali. Il giornalista che gioca a carte e perde la moglie a briscola, il barista che vince la partita e si trova con due mogli, il parroco e il miscredente comunista che discutono al bar dell’oratorio assistendo alla partita.
«Gli spettatori – prosegue – in quel caso riconoscevano personaggi e luoghi e anche questo diventava l’occasione per una risata». In “Un schérz da pret” invece, la trama è tutta giocata sugli equivoci con un ladro che entra in canonica e per non farsi scoprire per una settimana si fa passare per prete con tutti gli imprevisti e i colpi di scena che ne conseguono.
«Io non mi occupo della regia e le mie commedie – conclude – sono state messe in scena da alcune compagnie dialettali, da quella di San Martino a quelle di Moglia e di Poggio Rusco. Compagnie amatoriali che hanno in comune l’uso arguto del dialetto della bassa reggiana e mantovana. Un lavoro non sempre semplice che è reso possibile anche grazie al regista Franco Tagliati, che è anch’esso autore dialettale e che ha curato sceneggiatura e la regia del mio ultimo lavoro. Così come devo ringraziare per il loro impegno e professionalità i ragazzi della compagnia di San Martino, che fin dagli anni ’60 vantano una grande tradizione e un grande seguito nella Bassa».
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