“Orazione con orchestra”, Zamboni porta al teatro Valli gli scomparsi reggiani
Domani sera (ore 21) sul palcoscenico anche Nada, Vasco Brondi e Murubutu. «È una presa di responsabilità»
Pronti a rievocare gli scomparsi. Domani sera (ore 21) il Festival Aperto debutterà al teatro Valli con un momento musical-teatrale molto atteso, l’omaggio alle donne e agli uomini della cultura reggiana degli scorsi secoli allestito da Massimo Zamboni in compagnia di tanti ospiti. Fondatore dei Cccp e poi dei Csi, da quasi due decenni impegnato come scrittore e come solista in campo musicale, il chitarrista e cantante Zamboni da oltre un anno sta lavorando a “Il richiamo degli scomparsi. Orazione con orchestra”, l’atto unico in scena domani sera nel teatro cittadino. Un evento non ripetibile in cui fare i conti con Reggio, l’Emilia, le sue protagoniste e i suoi protagonisti.
Sul palco, oltre alla band che lo accompagna abitualmente, si alterneranno vecchie amiche come Nada, Ginevra Di Marco e Marina Parente, giovani “eredi” come Vasco Brondi e il reggianissimo rapper Murubutu e scrittori conosciuti lungo la strada come Aldo Nove ed Emilio Rentocchini. Sotto la regia di Fabio Cherstich, suoneranno anche l’Orchestra delle Riapparizioni, la formazione fiatistica de L’Usignolo e ci saranno i filmati di Piergiorgio Casotti. Al centro, un lunghissimo e per certi versi commovente elenco di scomparsi: Zavattini, Tondelli, Daolio, Valli, i Sarzi, Reggiani, Marisa Bonazzi, D’Arzo, Antonio Ligabue, Alcide Cervi, Giovanna Daffini, per discendere sino a Chierici, Ariosto e Boiardo. Padri e madri della cultura reggiana di ieri e di oggi, e il problema non era certo la mancanza di scelte. Anzi: «Di “scomparsi” ce ne sono tantissimi, per forza di cose ho pensato a dedicarmi solamente al ‘900 in avanti, più facile concatenarli e li sentiamo più vicini, vorrei parlare di questa Emilia che si è formata da fine 800», spiega Zamboni.
Non sarà tanto un concerto quanto un lavoro in cui musica e teatro andranno di pari passo, con scenografie a tema, movimenti e letture codificate. Il maestro d’orchestra non sarà mai solo, in pratica. Oltre a lui e alla formazione di accompagnamento, i vari ospiti si daranno il cambio, comparendo e sparendo, in momenti intimi ed altri da decine di persone coinvolte nello stesso istante. Vuoti e pieni, rock e intimità.
Al centro, la storia culturale della nostra provincia, e in particolare chi l’ha costruita negli ultimi due secoli, il periodo in cui si è andata a definire la Reggio di oggi. La Reggio della musica, della danza, del socialismo prampoliano, dei Nomadi, dei partigiani e dei Cccp: «È una presa di responsabilità verso la propria città, mi rendo conto di quante e quanto diverse persone posso andare a coinvolgere, di quanti artisti ho potuto tirare in ballo senza altro diritto che la cittadinanza comune. Sarebbe potuta anche sembrare una cosa sfacciata. Invece credo che ognuno di noi contribuisca ad una narrazione che dà l’idea della nostra collettività», ha sottolineato Zamboni.
Il lavoro più grande è stato scegliere citazioni e immagini degli “scomparsi”, districandosi nelle infinità possibilità di incroci e di collegamenti. Successivamente sono arrivati gli ospiti. Molti hanno già incrociato la strada con Zamboni, come Nada, Ginevra Di Marco e come Vasco Brondi. Insieme a loro, volti noti nostrani e non. Aldo Nove conosciuto in un festival in Sardegna o Murubutu, nome d’arte di Alessio Mariani, bravissimo e reggianissimo rapper letterario e docente. Tutti insieme per un atto civico: «Credo molto – dice Zamboni – nella necessità di un artista, di suo una parola che non mi piace, di mettersi al servizio. Mi sento sempre come in un servizio civile, proprio io che lo detestavo quando l’ho fatto: ho iniziato ad apprezzarlo quando da obbligo è diventato necessità».—
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