Le antiche osterie reggiane luoghi di ozio e perdizione
reggio emilia. Cattiva fama. Eh sì, le nostre osterie nei secoli trascorsi godevano di cattiva reputazione. Luoghi di perdizione dove osterianti (frequentatori) e giovinette allegre si trastullavano oziosi; dove malpensanti e spie diffondevano sospetti e maldicenze, e dove i dragoni e l’Alta polizia ducale ascoltavano la vox populi, per prevenire sommosse e pericoli. Lo racconta “Osterie, Sospetti e Lambruschi” (12euro, 72 pagine) riedito e arricchito da Antiche Porte editrice. Nel 1684, ad esempio, il governatore estense di Reggio in una “Grida sopra Osti e Bettolieri” afferma che in molti reggiani «invece di attendere all’esercizio delle loro professioni, al governo delle famiglie o a onesti intrattenimenti consumano il giorno e la notte nelle osterie e bettole a crapulare e ubriacarsi».
Va anche detto, però, che dalla Bassa nebbiosa del Po al freddo crinale appenninico, questi luoghi rappresentano per i nostri antenati, un posto di svago dove dimenticare fatiche e stenti quotidiani. Quando fame, analfabetismo e povertà rendevano facile e semplice divertirsi con l’aiuto di un po’ di vino. —
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