Gazzetta di Reggio

La mostra fotografica 

“Famiglie. Un mondo di relazioni” fino a domani alla biblioteca Panizzi

Cristina Fabbri
“Famiglie. Un mondo di relazioni” fino a domani alla biblioteca Panizzi

Tutti da ammirare gli scatti che ritraggono la vita di una volta dei reggiani, a casa e in società 

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Com’erano le case dei reggiani tra ‘800 e ‘900? E come ci si divertiva a quel tempo? C’è tempo fino a domani per ammirare gli scatti che ritraggono la vita di una volta. Scatti raccolti in Panizzi, al piano terra della biblioteca, che fanno parte della mostra “Famiglie. Un mondo di relazioni”.

Si possono vedere ad esempio le principali attività domestiche, le donne che andavano al fiume a lavare i panni oppure le donne che frequentavano la scuola di taglio e cucito Maramotti. Non mancano i riti della vita nei campi, come la vendemmia e i bambini che giocavano nei cortili. Poi sono immortalati gli interni di case semplicissime e altre invece con salotti sontuosi. Per arrivare ai momenti di svago a teatro, al cinema, ai Giardini pubblici, nei circoli, nei caffè, nelle piazze del centro, allo stadio Mirabello piuttosto che all’ippodromo.

LA VITA DOMESTICA

“Gli antropologi e i sociologi sostengono che la casa privata, centro della vita domestica, sia stata uno dei luoghi culturali più innovativi dell’800 e del ‘900 – spiegano le curatrici dell’esposizione Laura Gasparini, Monica Leoni, Elisabeth Sciarretta –. La fotografia nelle mani di tutti porta a documentare gli interni della casa, oltre che i momenti quotidiani che lì si svolgono, compresi i festeggiamenti dei compleanni e delle ricorrenze. Momenti che vedono la famiglia riunita. Le foto delle abitazioni nobiliari o di alto ceto borghese mostrano arredi sontuosi e importanti dipinti alle pareti di una quadreria ereditata dal passato. Rare sono, invece, le immagini di interni popolari delle classi subalterne: le poche trasmesse provengono dagli archivi di fotografi professionisti che su commissione delle diverse amministrazioni ne hanno documentato lo stato. Come le case di Borgo Emilio, foto scattate prima dell’abbattimento. Anche i cambiamenti tecnologici divengono protagonisti: ci sono foto dei ferri da stiro, delle stufe, dei fornelli, dei bagni che si dotano di acqua corrente». Anche gli studi venivano immortalati, si scorgono vari libri di narrativa e le prime enciclopedie: «Lo studio è per lo più dedicato all’uomo, anche se il confine non è mai così netto». Anche i loggiati e il cortile assumono un ruolo importante, «non solo per la vita sociale, ma anche per l’educazione e lo svago dei fanciulli».

LA VITA PUBBLICA

«L’autoaffermazione della borghesia si fonda sull’ascesa sociale e politica che si svolge preminentemente nella sfera pubblica e che fa da contraltare alla sfera privata – precisano le curatrici –. La vita pubblica si svolge in spazi deputati, quali circoli, associazioni, club. Anche le strade, le vie, le piazze e i luoghi di svago, come i giardini pubblici, l’ippodromo o i teatri e i cinematografi, diventano importanti per la socializzazione, in particolare per le donne e i bambini. Le relazioni che si sviluppano nei circoli, soprattutto per il mondo maschile, sfociano nell’ambiente degli affari e del lavoro, ambienti a cui ha accesso anche la classe medio borghese. I club e i circoli, come i caffè, sono appannaggio quasi esclusivo degli uomini, mentre le pasticcerie sono luogo di ritrovo per le donne con i bambini e per la famiglia intera la domenica. Il teatro, con i suoi matinée, si apre maggiormente alle famiglie alto borghesi, e nel ‘900 verrà sostituito con il cinematografo. Il circo e le giostre, invece, sono un forte richiamo per tutte le classi sociali. Le strade e le piazze dei borghi più poveri sono il luogo di gioco e di vita dei bambini, che sono stati fonte d’ispirazione per molta letteratura dell’800 e per la fotografia di inizio ‘900. Gli spazi pubblici nel cuore della città si trasformano a seconda delle esigenze, come grandi luoghi di aggregazione popolare e collettiva, per ospitare le tombolate o gli eventi sportivi di grande richiamo». —





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