Gazzetta di Reggio

Rubiera 

Dall’olio su tela all’acrilico astratto il percorso artistico di Bruno Olivi

Giulia Bassi
Dall’olio su tela all’acrilico astratto il percorso artistico di Bruno Olivi

La Corte Ospitale rende omaggio al grande pittore reggiano morto due anni fa Il curatore Carlo Mastronardi: «Avrebbe meritato in vita ben altri riconoscimentI» 

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Alcune spazi della Corte Ospitale sono occupate da ieri dalla mostra “Vivere nella pittura” di Bruno Olivi pittore reggiano di forte profondità, scomparso a 90 anni nel 2017. Il curatore Carlo Mastronardi, anch’egli pittore legato a Olivi da una forte amicizia, è riuscito a raccogliere una trentina di opere il cui pregio sta nel fatto che attraversano tutto il percorso dell’artista, partendo da due ritratti datati 1945 del fratellino Titti (fuori catalogo), un paesaggio del 1946 di chiara impronta morandiana, quindi lavori fino al 2006. Mentre le prime opere sono ad olio su tela, le ultime sono acrilici su carta di forte e coinvolgente impatto dal punto di vista cromatico nel segno del puro astrattismo.

Olivi prima degli anni bolognesi, si forma dapprima nella nostra Scuola d’Arte “Chierici”, dove ha come insegnante di figura Carlo Destri e successivamente all’Istituto d’Arte “Venturi” di Modena, dove ha modo di conoscere l’opera di Renzo Ghiozzi (“Zoren”); nella seconda metà degli anni Quaranta, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Bologna.

«Ci conoscevamo dal 1970 e la nostra è stata un’amicizia basata sulla stima reciproca – commenta Mastronardi – tutte e due avevamo frequentato l’Accademia di Bologna lui con Giorgio Morandi e Virgilio Guidi e io con Ilario Rossi e Pompilio Mandelli allievi di Guidi. Il suo percorso appunto procede verso un astrattismo informale e quando aveva incominciato ad usare gli acrilici, dato che il colore scivola, lavorava sul pavimento realizzando una sorta di action painting. Dal carattere schivo e introverso, di grande umiltà, sono sicuro che Bruno se avesse incontrato un gallerista importante avrebbe avuto ben altri riconoscimenti».

Il testo critico del catalogo è di Sandro Parmiggiani che per l’occasione pubblica “Lettera un amico” nella quale raccoglie riflessioni sull’artista, sull’uomo e la loro amicizia. Tra i momenti più significativi: “Perché tu hai fermato, nei tuoi segni, nelle tue forme, nei tuoi colori ciò che sembrerebbe per propria natura inafferrabile, ed eternamente nascosto: esito di una sensibilità umana che presto s’indovina quando si ha l’occasione di stare un po’ di tempo con te, nel tuo modo di guardare, nei tuoi silenzi nei soliloqui che s’indovinano aggrovigliarsi e dipanarsi dentro di te, nella tua riservatezza estrema” .

La mostra è aperta sabato (16/19) e domenica (10 /12.30 e 16/19) fino al 12 ottobre. —





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