Ad altissima velocità verso la fine come il calcio, così il mondo
Un successo la presentazione del libro “Storia reazionaria del calcio” primo appuntamento della rassegna 2019-2020
REGGIO EMILIA. A passo svelto verso il baratro. Così il calcio, così il mondo. «Si salverà forse qualche tribù indigena che sperduta chissà dove non è stata contaminata nè dal denaro nè dalla tecnologia». La profezia è di Massimo Fini che ieri mattina l’ha buttata lì, nella Sala degli Specchi del Teatro Valli, dov’era a presentare il libro “Storia reazionaria del calcio”, scritto insieme al giornalista sportivo Giancarlo Padovan. Così , con un polemista e un intellettuale tra i meno inquadrabile, ha ripreso “Finalmente Domenica” la fortunata rassegna organizzata da I Teatri che ormai costituisce uno degli appuntamenti culturali di maggior richiamo in città. Con Fini, a ricordare un calcio che non c’è più, sostituito com’è oggi da un qualcosa che è comunque specchio dei tempi,ha dialogato Giancarlo Padovan, giornalista sportivo con tanto di “patentino” di allenatore. A moderare e a stimolare il dialogo tra i due, Massimo Sesena della Gazzetta di Reggio.
Un’unica visione del calcio di un tempo, una diversa visione del mondo d’oggi. Che secondo Fini viaggia verso il baratro, alla stessa, grandissima velocità a cui viaggia (e viene consumato) il calcio moderno. I due - è emerso nel dibattito, anche stimolato da domande del pubblico - hanno visioni diverse del calcio di oggi, ad esempio sul Var («cosa buona e giusta» per Padovan, «ennesimo elemento di disturbo in uno sport sacro» a giudizio di Fini) o sul calcio femminile; che Padovan ha assecondato nella parentesi in cui ha fatto anche l’allenatore di squadre, appunto, di calcio femminile. E che invece Fini cerca di allontanare a sè perché mina la sacralità di un rito, quello del calcio. —
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