Gazzetta di Reggio

L’intervista 

Catalano, tra amore e cabaret «Guai prendersi sul serio»

Linda Magnoni

Poeta, scrittore e performer ha presentato “Tu che non sei romantica” a Cavriago «Sono le donne che mi apprezzano di più, forse perché amo i film sentimentali» 

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È stato uno degli ospiti del Sofàr Festival, l’evento dedicato ad arte, cultura e musica andato in scena sabato scorso al circolo Arci Kessel di Cavriago. Poeta, scrittore, performer, c’è chi lo definisce una vera rockstar del verso d’amore declamato: parliamo di Guido Catalano. Torinese, classe 1971, fin da giovanissimo comincia a dedicarsi alla poesia, pubblicando sei libri e due raccolte dal titolo “Ti amo ma posso spiegarti” e “Piuttosto che morire m’ammazzo”, edite da Miraggi Edizioni. I suoi versi cominciano a diffondersi, grazie al passaparola, sui social, nei bar e nei circoli ma anche sui palchi dei teatri e nei festival letterari e musicali. Nel 2016 esce per Rizzoli il suo primo romanzo, “D’amore si muore ma io no”, che riscuote un grande successo. Nello stesso anno sbarca sugli schermi del 34° Torino Film Festival con il mockumentary “Sono Guido e non guido”, firmato da Alessandro Maria Buonomo per Elianto Film e Fargo Film. Dopo un altro libro di poesie, “Ogni volta che mi baci muore un nazista”, uscito nel 2017, e il tour “Contemporaneamente insieme” con il cantautore Dente, nel febbraio di quest’anno esce, sempre per Rizzoli, il suo secondo romanzo, “Tu che non sei romantica”, che porta in giro per l’Italia durante l’estate. E quella di Cavriago è stata la penultima e come sempre applauditissima tappa del tour. L’abbiamo incontrato prima dello spettacolo.

Come mai, Catalano, questo spettacolo è sempre accolto con grande entusiasmo dal pubblico?

«Si tratta di una reading che parte dal mio ultimo romanzo per poi virare verso le mie poesie. Una sorta di fusione tra i miei grandi cavalli di battaglia e “Tu che non sei romantica».

Di cosa parla “Tu che non sei romantica”?

«È un sequel del precedente “D’amore si muore ma io no”: parla delle avventure tragicomiche del protagonista, Giacomo Canicossa, che è un mio alter ego. Subisce un trauma amoroso, viene lasciato ed entra in crisi. Cercherà di uscire da quest’impasse, e ci riuscirà grazie a uno dei tre personaggi femminili».

Se Giacomo è il suo alter ego, quanto c’è della sua vita in questo libro?

«Nel precedente “D’amore si muore ma io no” c’era un buon settanta per cento di biografico e un trenta di finzione, qui siamo al cinquanta e cinquanta. Ho sempre attinto dalla mia vita, ad esempio per le avventure amorose… ma c’è anche una forte componente d’immaginazione, come le allucinazioni per cui Giacomo comincia a vedere uno strano ragazzino. È un libro che parla d’amore in modo comico».

Come riesce a conciliare il tema amoroso e il cabaret?

«Mi è sempre venuto naturale, sin dai miei primi versi, che ho scritto più di vent’anni fa. Credo che non ci si debba mai prendere troppo sul serio, è importante imparare a sdrammatizzare anche nelle cose tristi. È un metodo di salvezza di fronte alle brutture della vita».

Com’è il suo pubblico?

«Vengo apprezzato di più da un pubblico femminile. Me lo dicono i dati sui social, ma lo vedo anche quando faccio gli spettacoli. Sono le donne che comprano i miei libri e mi seguono di più».

Perché secondo lei?

«Oltre al fatto che sono un sex symbol? Perché parlo d’amore. Mi è sempre piaciuto leggere libri romantici e guardare film d’amore… probabilmente il maschio medio non lo fa».

Terminato il tour?

«Ho in programma un tour natalizio nei club e nei teatri. E poi ovviamente sto continuando a scrivere». —



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