Gazzetta di Reggio

Tecnopolo 

Teatro, arte e conferenze per ricordare Da Vinci a 500 anni dalla sua morte

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REGGIO EMILIA. Due giornate al Tecnopolo dedicate a Leonardo Da Vinci a 500 anni dalla sua morte: sono quelle che hanno organizzato Lucio Braglia e il laboratorio L’Artificio con il patrocinio del Comune intitolandole “L’Artificio”. Questo il programma. Sabato alle 17 rappresentazione teatrale e inaugurazione di una mostra con oltre 40 artisti. Domenica, alle 11, conferenza del professor Gino Ruozzi su “Leonardo scrittore di aforismi” e del saggista Paolo Cortesi su “Leonardo esoterico?”.

Il progetto

«Leonardo artista, scienziato, scrittore, filosofo – spiega Braglia – un personaggio che per le sue mille forme e sfaccettature si presta particolarmente ad essere reinterpretato da un laboratorio poliedrico quale L’Artificio. Operazione questa nella quale si cimentano dunque pittori, scultori, fotografi, attori e scrittori in un caleidoscopio di opere mirate ad una visione moderna, a volte anche con leggerezza divertita e ironica, di uno dei più grandi patrimoni culturali dell’umanità, ognuno col proprio linguaggio, ognuno con la propria personalità. Unico criterio guida nella scelta delle opere è stato il rispetto della storicità nell’interpretazione degli argomenti di volta in volta sviluppati poiché, come probabilmente era inevitabile che fosse, intorno ad una figura così straordinaria non potevano mancare leggende e ambiguità (alcune davvero sorprendenti come il Leonardo massone o il Leonardo autore della Sacra Sindone) sorte in gran numero, in particolare in un momento di frammentazione culturale come quello d’oggi».

A Teatro

Dopo aver portato in scena “3Donne”, “L’improvvisato volo fantastico” e “L’inventario delle mappe”, Daniele Lunghini torno a osservare un personaggio storico, insieme ai registi attori Maria Antonietta Centoducati e Gianni Binelli e ad alcuni degli attori del Laboratorio Teatrale de L’Artificio (Leonardo Caliò, Alessio Mainini, Francesco Camposano, William Incerti, Cesare Grazioli, Rita Rosa Salsano). «Proietto – dice Lunghini – i suoi possibili pensieri e introietto le sue possibili emozioni vissute. L’uomo che apriva i corpi di cadaveri dialogherà con quello che sublimava il colore; il creatore di effetti speciali per lo svago teatrale delle corti si confronterà con lo studioso dell’aria. Infine, al momento che definì il suo destino, quando da piccolo si intrufolò in una grotta e trovò qualcosa di tanto misterioso quanto sconvolgente per la sua vita. —

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