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Lectio MagIstralis in ateneo 

Flavio Caroli ospite della Luc “Il quadro più bello della modernità? Guernica”

Daniela Salati
Flavio Caroli ospite della Luc “Il quadro più bello della modernità? Guernica”

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REGGIO EMILIA. Il quadro più bello della modernità? «È Guernica di Picasso». Non ha dubbi Flavio Caroli, storico dell’arte moderna e contemporanea, che martedì ha tenuto una lectio magistralis a presentazione del suo libro “Elogio della modernità. Da Turner a Picasso” (Utet), nell’aula magna di Unimore piena all’inverosimile. Il primo degli appuntamenti culturali del martedì organizzati dalla Luc.

«Lo ha dipinto in due settimane durante la guerra civile in Spagna. Ha usato una scopa perché per un quadro grande gli serviva un pennello grande. Io l’ho visto per la prima volta a New York e per me è micidiale, straordinario. Guernica è il simbolo della modernità per vari motivi: perché è un quadro semplificatissimo con alcuni simboli fortissimi come il toro, il cavallo, l’uomo morto con la spada spezzata che rappresenta la guerra. Ha usato solo tre colori: il bianco, il nero e il grigio e il risultato è una potenza comunicativa eccezionale».

Ma prima di arrivare a Picasso, Flavio Caroli ha illustrato il concetto di modernità nell’esperienza artistica degli ultimi due secoli, mettendone in evidenza il carattere avanguardistico e specialistico di ogni nuova forma di arte visiva. Ha sottolineato la caparbietà e il coraggio che hanno avuto molti pittori che per esprimere la propria idea di modernità hanno finito per vivere soli, incompresi e abbandonati tutti.

«Da tempo sentivo l’esigenza di scrivere questo libro perché la mia giovinezza è stata segnata dalla parola “avanguardia” che mi incuriosiva. Usata per la prima volta da Baudelaire per indicare un gruppo di esplorazione, solo in seguito sarà applicata all’arte». Paragona il quadro romantico “Un uomo e una donna davanti alla luna” di Friedrich (1820) al canto “L’Infinito” di Leopardi (1819). «Anche il romanticismo era avanguardia perché l’artista era solo e andava contro la società, contro la tradizione comune e per questo non era capiti». Il messaggio di Monet nel quadro “La colazione sull’erba” ( 1865-6) è rivoluzionario: per la prima volta dipinge l’attimo luminoso dipingendo le ombre colorate. Le luci in natura non possono essere rappresentate in chiaro scuro e Monet le colora. Colora le ombre delle foglie, degli abiti, delle supellettili.

Arriva Van Gogh che rivoluziona di nuovo le carte in tavola. «Voglio dipingere con il rosso e con verde le terribili passioni umane» scrive al fratello. Come nel “Caffè di notte” dove l’avventore potrebbe essere un assassino (1888).

E ancora Gustav Klimt con il suo senso di Eros e Thanatos, nel quadro “L’attesa” (1907) che ricorda i mosaici di Ravenna. A Parigi una sera di gennaio nel 1907, Matisse mostra a un giovane Picasso due sculture africane che impressionano enormente Picasso che dipinge subito un quadro “Les Demoiselles d’Avignon” che esporrà solo nel 1918 un quadro che sconvolge l’arte contemporanea.

Il futurismo di Boccioni con “La Rissa in galleria” (1910), il primo quadro di pittura astratta di Kandinskij (1910), la pittura della contemplazione di Giorgio de Chirico in “Canto d’amore” (1910) e tanti altri.

«Se mi è concesso un riferimento personale, questa mia ricerca sulla modernità mi ha dato anche parecchia felicità», conclude Flavio Caroli. —

Daniela Salati

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