Gazzetta di Reggio

L’intervista 

Rocca: «Io nei panni di Rose succube del capofamiglia»

Giulia Bassi
Rocca: «Io nei panni di Rose succube del capofamiglia»

L’attrice protagonista stasera e domani (ore 21) al teatro Asioli di Correggio dello spettacolo “Il silenzio grande” per la regia di Alessandro Gassmann 

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«Non sembra davvero il primo testo teatrale di Maurizio De Giovanni, tanto è scritto bene e l’argomento, decisamente delicato, è svolto in maniera impeccabile». Così Stefania Rocca parla de “Il silenzio grande”, lo spettacolo, regia di Alessandro Gassmann, che questa sera e domani (ore 21) apre la stagione teatrale dell’Asioli di Correggio. Al fianco della Rocca protagonista femminile, Massimiliano Gallo interpreta il ruolo di Valerio Primi, cinquantenne scrittore di successo che ha trascorso tutta la vita chiuso nel suo studio tappezzato di libri, sordo ai problemi della moglie Rose e dei figli Massimiliano e Adele, incapace di dar loro affetto e comprensione. «Come dicevo, vengono descritte in modo impeccabile le relazioni tra i personaggi, con una vena polemica da commedia tragicomica. Alla base sta proprio la complessità dei rapporti famigliari, il tempo che scorre. Tutti stiamo in un’unica stanza, quella del capofamiglia»

A cosa allude il titolo?

«Allude alle molte cose che non vengono dette con la scusa “non è il caso, non è il momento”; tutti per questo si tengono dentro quanto dovrebbero esternare... e più passa il tempo, più i silenzi diventano grandi e portano alla violenza tra le persone. Le verità che ogni tanto si dicono, a volte vengono fuori urlando o sussurrando; a volte addirittura i toni sono drammatici e poi di colpo possono essere divertenti o leggeri. Mentre lo spettacolo prosegue il silenzio pesa, anzi predomina… devo dire che non è facile raccontarlo e poi presenta delle dinamiche che non si possono svelare».

Il suo personaggio?

«Io interpreto Rose, la moglie dello scrittore, praticamente il fulcro catalizzatore di tutti. In famiglia è preso dal lavoro, dalla scrittura; il tipo è egocentrico, egoista, quindi la moglie porta il carico dei silenzi legati ai figli…»

Come è andato il lavoro con il regista?

«Conosco Alessandro Gassmann a partire dalla “Grande famiglia”, agli esordi. Lo stimo come attore dal punto di vista artistico e ritrovarlo come regista mi fa ulteriormente piacere. Tra l’altro ci cura moltissimo, e il suo lavoro è focalizzato sulla dimensione dell’emozione che si vuole raccontare. Parimenti con Massimiliano Gallo anche lui presente nella” Grande famiglia” dove faceva la parte del cattivo! No c’è nulla da dire: è un attore professionista di grande rispetto».

Lo spettacolo ha debuttato da poco…

«In realtà ha debuttato l’estate scorsa al Festival di Napoli e questa di Correggio è la ripresa: il punto di partenza di una lunga tournée».

Preferisce il teatro o il cinema?

«Mi piacciono tutti e due e io non rinuncio a niente. Sono mezzi di comunicazione diversi: in teatro il rapporto con il pubblico è diretto e ogni replica nuova: quel momento lo vivi a 360 gradi. E poi la cosa bella è che respiri con il pubblico, mentre si emoziona. Il cinema invece è come un puzzle; sviluppo un rapporto intimo e personale con il personaggio che si forma momento per momento. L’uno è lo sguardo e l’altro è la parola in comunità…». —





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