Giulio Romano, l’erotismo come ispirazione Due mostre (con la “Danae” di Correggio)
Omaggio della città del Mincio all’architetto designer che fu consulente a Reggio per la cattedrale e la torre di San Prospero
Sensualmente reggiana. Nell’ultima delle sale passanti dell’ala meridionale di Palazzo Te, in chiusura della mostra, trionfa la Danae del Correggio. L’opera dipinta da Antonio Allegri attorno al 1532 è stata scelta dai curatori di “Giulio Romano, arte e desiderio” perché rappresenta non l’esito, ma la divagazione/divulgazione mitologica dell’erotismo di un’epoca intera. Il carnalismo del Cinquecento pre Controriforma.
La tela conservata nella Galleria Borghese di Roma e prestata a Mantova per l’occasione, fu infatti realizzata dal Correggio su commissione del duca Federico II Gonzaga, fondamentale protagonista di quell’epoca. Anzi, del quartetto. Fu il signore della città dei tre laghi a chiamare nel 1524 l’allievo prediletto di Raffaello (che era morto quattro anni prima) per affidargli progettazione e realizzazione di architetture, affreschi e stucchi di Palazzo Te.
In verità Giulio Pippi de’ Iannuzzi, detto Romano, era in fuga da Roma, reo di aver disegnato “I Modi”, ovvero una serie di posture più lussuriose che erotiche ispirate ai sonetti composti da Pietro Aretino (altra buon’anima) e divulgate grazie al torchio di Marc’Antonio Raimondi. Quest’ultimo valentissimo incisore fu l’unico a patire la condanna inflittagli dal Papa nelle romane galere.
LUSSURIOSO
Quel Kamasutra rinascimentale, oltre ad aver rappresentato un best seller assai pruriginoso, aver portato Giulio Romano a Mantova e quindi la lezione di Raffaello e la Maniera nel Nord Italia, maturò una ispirazione. “I Modi” o “Sonetti lussuriosi” riscossero tanta fortuna e parecchie riprovazioni e censure che con le varie edizioni i protagonisti impegnati nelle arti amatorie da personaggi reali e coevi, divennero divini, mitologici.
Da qui le origini tematiche del ciclo degli Amori di Giove, appunto dipinti dal nostro Correggio e probabilmente destinati dal duca di Mantova all’imperatore Carlo V.
La mostra allestita a Palazzo Te e curata da Barbara Furlotti, Guido Rebecchini e Linda Wolk-Simon è una delle due sulle quali gioca l’autunno-inverno culturale della città di Mantova, entrambe dedicate a Giulio Romano che fra il 1524 e il 1546 (anno della morte) plasmò la città gonzaghesca con il suo gusto, dall’urbanistica alla progettazione delle posate.
La sua fu una scuola che da Mantova irradiò il Manierismo in Europa e intorno: basti ricordare che la facciata marmorea incompiuta dalla cattedrale di Reggio proviene da una sua influenza, come nel campanile ottagono della chiesa di San Prospero vi è una sua consulenza.
sovversivo
La mostra del Te è un tutt’uno col palazzo dell’“honesto ocio” (legittimo relax), le sue illusioni e passioni esplicitamente amatorie. Il percorso espositivo che principia dal turbamento della Sala dei Giganti indaga la relazione tra immagini erotiche del mondo classico e invenzioni figurative prodotte in Italia nella prima metà del Cinquecento. Le circa 40 opere esposte, tra cui “I Due Amanti”, proveniente dall’Ermitage, il “Ritratto di Cortigiana”, dal Puskin di Mosca, la “Leda e il cigno” attribuito a Rosso Fiorentino da un’opera di Michelangelo Buonarroti, dalla Royal Academy of Arts di Londra, rappresentano il carattere giocoso, inventivo e a tratti sovversivo di queste invenzioni artistiche e dimostrano la flessibilità del soggetto erotico, utilizzato in opere che spaziano dai disegni ai dipinti, dalle sculture alle incisioni, dalle maioliche agli arazzi.
poliedrico
La seconda mostra “Con nuova e stravagante maniera” è quella allestita in Palazzo Ducale, altro luogo sterminato dove Giulio Romano realizzò ancora per Federico II il cosiddetto Appartamento di Troia. L’esposizione curata da Peter Assmann, Laura Angelucci, Paolo Bertelli, Roberta Serra, con la collaborazione di Michela Zurla, frutto della collaborazione tra il Complesso Museale di Palazzo Ducale e il Museo del Louvre, propone un nucleo di 72 disegni dal Département des Arts Graphiques dell’istituzione parigina, che li concede in prestito per la prima volta. Si tratta di una proposta di ricostruzione della carriera di Giulio Romano, dagli esordi a Roma a fianco di Raffaello, fino all’apoteosi mantovana, evidenziandone la personalità versatile e poliedrica.
La mostra in Ducale è suddivisa in tre sezioni: la prima, intitolata “Il segno di Giulio”, è organizzata al pianterreno del Castello di San Giorgio e prende in esame la produzione di Giulio come progettista, designer, pittore, architetto e urbanista; la seconda, “Al modo di Giulio”, occupa gli spazi di Corte Nuova consentendo di comparare i disegni preparatori degli affreschi e la decorazione finale: la terza sezione, “Alla maniera di Giulio”, ubicata nell’Appartamento della Rustica approfondisce Giulio Romano architetto e gli epigoni dell’artista, con l’esposizione di opere di allievi e discepoli.—
1979020). “Con Nuova e Stravagante Manira”,
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