Gazzetta di Reggio

Musica, performance e video si fondono nell’opera mosaico “Trilogy in two” di Liberovici

Giulia Bassi
Musica, performance e video si fondono nell’opera mosaico “Trilogy in two” di Liberovici

Al centro un’indagine drammaturgica su tre bellezze in conflitto tra loro con Helga Davis e Schallfeld Ensemble  

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Un’indagine drammaturgica su tre bellezze in conflitto fra loro: la bellezza effimera delle illusioni, la bellezza profonda della solidarietà, la bellezza antica dell’ascolto.

Così si sviluppa l’opera mosaico “Trilogy in Two” di Andrea Liberovici che oltre ad esserne il compositore, ne ha scritto il libretto e cura la regia dello spettacolo in prima assoluta domani (ore 20.30) e domenica (ore 18) alla Cavallerizza.

«Il progetto iniziale – spiega lo stesso Liberovici – risale ad anni indietro quando per la trasmissione di Raitre “Chi è di scena” ho realizzato un “Faust” in nove minuti facevo tutto io faustianamente: suddiviso in sei pillole da 90 secondi l’una: un progetto folle… che ha avuto un buon riscontro. Conseguentemente sono stato contatto dal produttore di Bob Wilson per farne un vero spettacolo. Ma non volevo stare in scena, quindi mi sono messo alla ricerca di un cantante. Appena ho visto Helga Davis ho detto: “È lei”. Ci incontrammo alla Cavallerizza nel 2008 dove interpretava “Blu Planet” di Peter Greenaway e ci siamo piaciuti subito, dal punto di vista teatrale è stato colpo di fulmine! Helga era perfetta per la mia visione di teatro musicale, di conseguenza ho costruito questo “Trilogy in Two” in prima mondiale alla Cavallerizza».

Liberovici, estroverso, ricco di idee, e soprattutto affabulatore puntualizza sul fatto che l’autore di un’opera è anche colui che la realizza concretamente: «Non è un esercizio narcisistico, ma la presenza di un’unica persona, grazie alle nuove tecnologie, contribuisce a dare una struttura organica ben definita alla pièce nei suoi vari aspetti».

Per quanto riguarda i contenuti nello specifico e a proposito del discorso sulla bellezza, Liberovici si riaggancia ad archetipi europei: Faust come personaggio, Florence Nightingale (fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna) come persona, e Venezia come architettura dell’ascolto. L’egoismo del primo, l’attenzione verso l’altro della seconda (contraltare ai nuovi razzismi), e Venezia come sintesi di una bellezza oggettiva e incontestabile. Venezia la città lagunare, che preserva nella sua architettura fatta di acqua e mosaici l’attitudine all’ascolto e all’incontro.

«Vorrei soffermarmi – dice Andrea Liberovici – sulla terza idea di bellezza: Venezia, la città più particolare in assoluto… e da veneziano mi sono reso conto di una cosa importantissima, che non ha periferie. Venezia è fatta per costruire degli incontri perché devi andare a piedi e non chiuso in scatola come nelle altre città del mondo. Il suo ritmo è diverso e quando Venezia è vuota senti i tuoi passi e cosa la gente dice nel campiello a fianco. Così si entra in un aspetto dell’inconscio, diventi empatico con te stesso».

«Sottolineo – prosegue il compositore – per quanto riguarda “Trilogy in Two” la presenza di grande prestigio di Helga Davis, una voce incredibile che copre quattro ottave piene, e poi quella dello Schallfeld Ensemble composto da sette elementi: archi, più un clarinetto e due percussioni. Complessa è poi tutta la parte elettroacustica in stretto contrappunto con la musica dal vivo e Sara Caneva, la direttrice d’orchestra, bravissima, ha dei metronomi fissi per far sì che musica elettronica e quella dal vivo e i video vadano di pari passo». —





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