Il Valli sedotto dal Beethoven “diretto” da Jordi Savall
Una speciale liaison lega il pubblico del Valli a Jordi Savall, tra gli interpreti che in questi ultimi anni ne hanno calcato maggiormente il palco. Si è sempre rinnovato l’interesse verso la sua persona e i programmi dei concerti sono sempre stati caratterizzati da un tema specifico basato anche su commistioni di genere: popolare e nobile. E i temi anche diversi tra loro riguardavano tempi, antichi, remoti per arrivare al barocco. Quindi Savall, un impeccabile violista da gamba, non era mai arrivato fino a Beethoven.
Per farlo ha dovuto allargare il suo Concert de Nation arricchendolo di giovani che hanno aderito a un preciso corso di formazione. Il suo Beethoven l’altra sera ha conquistato il pubblico che stipava il teatro e, prima ancora, lo ha stupito, poiché l’orchestra utilizzava strumenti antichi. Tanto che le trame arcinote delle due celebri Sinfonie a.3 “Eroica” e n.5, sono apparse diverse: ad una leggerezza sostanziale, si univano tinte morbide e ambrate mai acute. Così sono usciti dai fiati (i legni) un’infinità di delicatezze e colori differenti da parte dell’oboe, clarinetto e fagotto. E ancora gli archi non vibravano e i suoni parevano più corti, ma nitidi e taglienti.
Il pregio di Savall, dal gesto direttoriale non perentorio ma morbido - come se a sua volta suonasse uno strumento - è l’aver creato un equilibrio perfetto per la massa orchestrale. All’occorrenza il “tutti” spariva per far posto a quello strumento a cui in un preciso istante veniva affidata la frase principale, come nell’incipit della Marcia funebre della Terza: le note accorate, bellissime, affidate all’oboe (bravissimo) sono state avvertite in sala con la pregnanza di un grande solo. Coinvolgente per la precisione ritmica la Marcia del IV movimento mentre, per quanto riguarda la Quinta il cui colore scuro è rimbalzato con maggiore intensità, si è avvertito in tutta la sua nervosa pregnanza il gioco delle sezioni orchestrali basato sullo scambio delle frasi “a chiaroscuro”: con i contrabbassi impeccabili che puntellavano dalle fondamenta il pezzo. Tutti stupendi i musicisti compreso un ottavino pastoso che ha chiuso la magnifica Quinta. —
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